I mobili per l’ufficio ritrovano slancio in Italia

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By Federdat Aprile 30, 2017 16:04 Updated

I mobili per l’ufficio ritrovano slancio in Italia

La ripresa dell’industria dei mobili e sistemi per l’ufficio nell’ultimo anno potrebbe essere una interessante conferma della ripresa (o ripresina) in atto nell’economia del nostro Paese. Dal momento che le aziende del settore non beneficiano del bonus mobili (la cui applicazione è riservata agli arredi acquistati per le abitazioni), il vero e proprio exploit registrato nel 2016 sul mercato interno (+11%) secondo i dati diffusi da FederlegnoArredo, si può spiegare con una ripresa degli investimenti, da parte delle aziende, per il rinnovo o l’ampliamento dei propri ambienti di lavoro.

Dalla realizzazione di nuovi palazzi o quartieri direzionali che ospitano le sedi di grandi gruppi italiani o di multinazionali (si pensi a Milano, con i grattacieli di CityLife o la nuova sede della Microsoft), al rinnovo di edifici, fino alla diffusione di nuovi modelli organizzativi, sempre più flessibili, e a fenomeni come il coworking o lo smartworking, che richiedono soluzioni innovative e ad hoc.

Fenomeni che hanno spinto le aziende italiane produttrici di arredi per l’ufficio a ripensare la propria offerta, aprendo nuovi segmenti di mercato, che certamente hanno contribuito alla ripresa della produzione e dei consumi registrata nell’ultimo anno e di cui si sono visti i risultati nell’ultima edizione di Workplace 3.0, lo spazio dedicato agli arredi per ufficio del salone del Mobile di Milano: arredi e ambienti flessibili, polifunzionali e interconnessi, che fanno leva su tecnologie digitali all’avanguardia e sull’Internet of Things. Ma anche soluzioni di stile e design ibride, capaci cioè di adattarsi ad ambienti domestici e lavorativi, i cui confini sono sempre più labili.

I CONSUMI
Consumi di mobili per l’ufficio in Italia in milioni di euro e var %. Previsioni 2007. (Fonte: elab. Il Sole 24 Ore su dati Csil)

Fatto sta che il settore ufficio – uno di quelli che aveva sofferto di più negli ultimi sette anni all’interno del comparto arredamento – ha ritrovato slancio: secondo i dati di FederlegnoArredo, nel 2016 la produzione nel complesso è aumentata del 7,5% rispetto all’anno precedente, raggiungendo un valore di 1,2 miliardi. Ma il dato più interessante è l’incremento della produzione destinata al sul mercato Italia, decisamente superiore a quella rivolta all’estero (+2,6%). A determinare il rallentamento delle esportazioni (comunque positive) è stato soprattutto il tonfo sui mercati del Medio Oriente che, viceversa, nel 2015 avevano registrato performance molto importanti.

Un fenomeno riscontrato anche dagli analisti di Csil (Centro studi industria leggera). «La causa principale è il crollo del prezzo del petrolio che ha fermato molti progetti immobiliari in corso soprattutto negli Emirati Arabi Uniti e in Arabia Saudita», spiega Mauro Spinelli, analista del Csil.

LA PRODUZIONE
Produzione di mobili per l’ufficio in milioni di euro e var %. Previsioni 2007. (Fonte: elab. Il Sole 24 Ore su dati Csil)

Occorre precisare che le elaborazioni Csil si basano su una base merceologica differente rispetto a quella presa in considerazione dal centro studi di FederlegnoArredo (che comprende, oltre ai mobili per ufficio in senso stretto, anche sistemi per gli ambienti di lavoro, come le pareti). I dati finali risultano perciò differenti. Csil fotografa uno scenario decisamente più negativo sul fronte delle esportazioni, con un calo del 5,8% rispetto all’anno precedente, dovuto soprattutto al dimezzamento del mercato mediorientale e alla situazione ancora difficile sul mercato russo, che dal 2011 a oggi ha perso oltre un terzo del valore per i prodotti italiani, scendendo da 32 a 10 milioni di euro. «Il problema – aggiunge Spinelli – è che sono andati male proprio i mercati che invece avevano maggiormente sostenuto le esportazioni nel 2015 e che presentano le potenzialità maggiori, grazie all’elevato tasso di costruzioni».

Le grandi commesse sono infatti una voce importante per il settore ufficio: il contract vale oggi circa il 30% del fatturato del comparto. È facile dunque capire come l’andamento delle vendite possa subire oscillazioni anche molto forti da un anno all’altro. Così si spiegano dunque i tonfi registrati in Arabia Saudita e negli Emirati (dimezzate secondo i dati Csil), ma anche gli ottimi risultati messi a segno negli Stati Uniti (+43%), che diventano il primo mercato per le aziende italiane e nel Regno Unito (+29%), Paesi dove hanno sede, non a caso, i maggiori studi di architettura e progettazione internazionali.

Le previsioni, osserva tuttavia Spinelli, sono incerte: «Per il 2017 prevediamo comunque un aumento della produzione attorno al 3%, con un mercato interno ancora in espansione attorno all’1%, ma restano alcune ombre sui mercati più promettenti, anche per questioni di natura geopolitica». È il caso dell’Iran , che al momento non rappresenta volumi particolarmente elevati, ma che ha grandi potenzialità, ora messe a rischio dalle frizioni con la nuova amministrazione degli Stati Uniti. «La crescita del commercio internazionale stagnerà con effetti anche sulle esportazioni italiane – dice ancora Spinelli -. Il miglioramento registrato dall’economia italiana ha frenato la caduta del mercato interno, ma gli investimenti delle imprese sono ancora molto limitati e hanno iniziato a presentare i primi effetti sul comparto solo nel 2016 per poi perdere slancio già nel 2017».

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