I lievi segnali di crescita che si devono assecondare

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By Federdat Febbraio 25, 2017 11:10 Updated

I lievi segnali di crescita che si devono assecondare

Ieri il fatturato dell’industria a livelli record, l’altro ieri le vendite al dettaglio vicine allo zero. Ma non c’è alcuna contraddizione nella dissonanza dei dati rilasciati dall’Istat e dai centri di ricerca privati nelle ultime settimane. La lettura completa degli indici rivela come la componente del Pil riferita direttamente all’industria, dopo tre trimestri di difficoltà, ha dato segnali di inversione di tendenza e, a dicembre, ha fatto segnare le performance migliori dalla crisi del 2008.

È accaduto, in successione, alla produzione industriale, alle esportazioni (sui mercati Ue ed extra-Ue) e, ieri, al fatturato.

Analoghi segnali aveva dato il monitoraggio di Banca d’Italia sull’erogazione dei prestiti alle imprese, con la crescita di quelli inferiori e di quelli superiori al milione di euro, e sulle sofferenze, in deciso calo dopo anni di aumento tumultuoso.

La componente di Pil riferita alle famiglie, invece, ha dato segnali diametralmente opposti con, ultimi, i consumi fermi anche a dicembre quando neanche gli acquisti di Natale sono riusciti a dare una seppur piccola spinta. Solo l’inflazione, a gennaio, ha dato segni di vitalità: è arrivata all’1%, scongiurando il rischio deflazione ma grazie a fattori del tutto stagionali. Il balzo dei prezzi degli ortaggi dovuto alle gelate che hanno abbattuto l’offerta e l’aumento dei carburanti causato, anch’esso, dal freddo polare.

Ma la spaccatura, o meglio la frammentazione del Paese non è certo una novità. La sofferenza delle famiglie, e quindi degli acquisti, è ormai di lungo periodo. E anche il sistema industriale della lunga crisi è diviso in due componenti ormai molto nette. Da una parte le multinazionali tascabili, tecnologiche ed export-oriented, che competono sui mercati e macinano utili. Dall’altra, il resto del mondo, giù giù fino alle imprese artigiane, che fatica ad assicurarsi la sopravvivenza.

Ecco perché la crescita italiana, alla fine dei conti, risulta sempre la più debole del lotto europeo. È la fotografia di un sistema che viaggia, suo malgrado, in ordine sparso, mal supportato dalla struttura di un Paese incapace di riformarsi e alleggerirsi dalla zavorre che lo ancorano al suolo. La burocrazia, il fisco, il costo del lavoro, il prezzo dell’energia.

La scarsa concorrenza che sfocia, per motivi diversi, nelle crisi dei tassisti e dell’Alitalia e in scioperi dei trasporti d’antan.

Mentre si assiste a discussioni lunari sulla scissione del Pd (ma qualcuno ha capito quali sono le diversità programmatiche?); sulla durata di un Governo che invece dovrebbe fare il possibile per completare le riforme; sulle elezioni a giugno o a primavera.

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