Gli investimenti esteri in frenata nei primi tre mesi del 2017

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By Federdat Aprile 27, 2017 11:30 Updated

Gli investimenti esteri in frenata nei primi tre mesi del 2017

Negli ultimi mesi hanno fatto notizia l’acquisizione dell’80% del gruppo reggiano Brevini (trasmissioni di potenza meccaniche) da parte dell’americana Dana Incorporated; un’altra quotata al Nyse, Tennant Company, che ha rilevato l’intero pacchetto della veneziana IP Cleaning, tra i leader europei nel settore dei macchinari per la pulizia; i portoghesi di Sodecia entrati come soci di maggioranza nel gruppo brianzolo dell’automotive Fontana; e l’ingresso del 100% di Emilceramica nell’orbita del colosso mondiale delle piastrelle Mohawk.

Operazioni da centinaia di milioni di euro che non bastano a spostare l’asticella dello scarso appeal italiano per i grandi investitori internazionali (gli Ide in entrata valgono meno del 20% del Pil contro una media europea del 48% e un dato mondiale del 34%) ma confermano una ripresa dell’interesse estero per il made in Italy, a partire dalla meccanica.

Il trend dei primi tre mesi del 2017, con 25 imprese italiane finite in mani straniere, sommato all’effetto di ritardo statistico nel rilevare le operazioni di M&A, lasciano prevedere che quest’anno si supererà quota 100 investimenti esteri in Italia del 2016, raccontano le elaborazioni della banca dati Reprint. La meccanica fa la parte del leone, con 11 su 25 operazioni da inizio anno e 206 su 733 dal 2010 a oggi, il 20% del totale. Percentuale che sale al 30% se si guarda non al numero di imprese ma al peso degli addetti passati sotto al controllo di un azionista estero negli ultimi sette anni. Con un’incidenza ancora superiore in termini di fatturato: secondo l’osservatorio Trade Catalyst oltre il 35% del business italiano della filiera meccanica è controllato da azionisti stranieri, con quote ancora più alte nella chimica e nell’elettronica.

I CAPITALI ESTERI IN ITALIA
Numero di aziende italiane partecipate e valore del fatturato

«Ma è nell’alimentare che prevedo il maggior incremento di M&A in entrata e in uscita nei prossimi mesi – spiega l’economista Marco Mutinelli, responsabile della banca dati Reprint, ICE-R&P-Politecnico di Milano – perché è un settore di grande fascino sui mercati globali e con enormi potenzialità non sfruttate, come dimostra il dilagare dell’italian sounding. Il comparto è rimasto finora molto chiuso, anche perché penalizzato dalle microdimensioni aziendali che rendono difficile le trattative con interlocutori esteri, ma ora sta accelerando la presenza nello scacchiere internazionale anche attraverso investimenti diretti». Dinamiche speculari a quanto sta accadendo sul fronte esportazioni.

Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto restano le mete privilegiate degli investitori esteri: le tre regioni accentrano il 67% degli Ide “passivi”. E gli Stati Uniti sono in testa come Paese da cui arrivano i nuovi azionisti. «Gli americani puntano all’eccellenza manifatturiera italiana e con grande pragmatismo, quando ci sono opportunità in settori ad alto know-how e tecnologia, comprano non con fini predatori ma di sviluppo sul territorio. E la via Emilia, come la Lombardia, è considerata un sistema-regione ad altissima attrattività, affidabilità e competitività e se la gioca alla pari con i grandi distretti produttivi europei, all’interno di un Paese che non brilla per investimenti diretti esteri», rassicura Gianluca Settepani, rappresentante dell’American Chamber of commerce in Italy per l’Emilia-Romagna.

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