Gli agricoltori di Sos Rosarno sfidano la ’ndrangheta e aiutano i curdi di Kobane

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By Federdat Maggio 5, 2017 15:18 Updated

Gli agricoltori di Sos Rosarno sfidano la ’ndrangheta e aiutano i curdi di Kobane

L’agricoltura sta riscattando Rosarno. A sette anni dalla rivolta dei braccianti africani e a un anno dalla legge contro il caporalato, i contadini dell’associazione Sos Rosarno rispondono al degrado ambientale e sociale di un’area tristemente nota per le sue cronache con 30 ettari di coltivazioni biologiche, lavoratori in regola, turni sopportabili e prezzi trasparenti. È la riscossa di tutta la Piana di Gioia Tauro. Attiva dal 2013, l’associazione ha perfezionato negli anni il suo sistema virtuoso: oggi distribuisce i suoi prodotti (frutta e verdura, ma anche olio di oliva, cipolle rosse della zona di Briatico, pecorino e ’nduja di Monte Poro, i mandarini di San Ferdinando, creme e unguenti a base di erbe selvatiche provenienti da una casa laboratorio di Serrata) in tutta Italia attraverso i Gas – gruppi di acquisto solidale – le botteghe del commercio equo e alcuni centri sociali. Ordinativo minimo, 60 cassette.

Le richieste arrivano soprattutto dalle regioni del Nord. Il fatturato è di circa 200mila euro: «Non incidiamo ancora significativamente sull’economia della zona, ma siamo un segnale, una possibilità di cambiamento», spiega Nino Quaranta, tra i fondatori di Sos Rosarno, 57 anni, bracciante per scelta e tradizione familiare, dopo una laurea in Lettere alla statale di Milano.

«Facciamo agricoltura etica e politica per lo sviluppo sostenibile del nostro territorio, per supportare i piccoli produttori, per essere solidali con chiunque dia il suo contributo al lavoro nei campi, a partire dagli africani che sono una risorsa per la nostra dissestata agricoltura. E per sottrarci alle imposizioni della grande distribuzione che ci obbliga a prezzi impraticabili», aggiunge Quaranta.
Tutti i prodotti sono tracciati e trasparenti nel prezzo: su 1 Kg di arance da tavola, ad esempio, vendute a 1,25 euro, 9 centesimi sono per la raccolta, 3 per la lavorazione, 6 per il trasporto, 13 per la promozione, mentre 52 centesimi vengono calcolati per il produttore. Indicata anche la quota per la solidarietà, pari a 5 centesimi.

Così Sos Rosarno ha donato 3.400 euro alla città martire di Kobane. Ora partecipa alla costruzione di un ospedale nel nord della Siria.
Ad avviare il progetto di economia solidale, 25 tra piccoli produttori e cooperative agricole impegnate per la giustizia sociale e una “contadinanza necessaria”, come la chiamano, in sintonia con le principali associazioni rurali internazionali. L’ultima della rete è Mani e Terra, metà italiani metà africani: la cooperativa rosarnese al momento ha in gestione 5 ettari tra Rosarno e Nicotera marina, destinati a produzioni orticole, grani antichi e olivicoltura.

L’associazione partecipa a dibattiti internazionali e riceve scolaresche e studenti universitari nei campi. Qualche mese fa, al Frantoio delle Idee di Cinquefrondi (Reggio Calabria) ha ospitato João Pedro Stedile, economista, co-fondatore, portavoce e membro della direzione nazionale del movimento brasiliano dei Sem Terra, quasi tutti contadini.

Adesso si spinge verso progetti di rigenerazione urbana e innovazione sociale: in collaborazione con Alberto Ziparo, che insegna Pianificazione e valutazione ambientale all’università di Firenze e conduce laboratori anche sul tema del controllo criminale del territorio (ha appena elaborato per Istat, inoltre, un rapporto sul patrimonio immobiliare inutilizzato nel nostro paese), Sos Rosarno ha in programma di mappare i centri abitati per individuare la miriade di case sfitte nella Piana. L’idea è quella assegnare agli immigrati che vivono nel ghetto disumano della tendopoli di San Ferdinando un alloggio dignitoso. Un primo esperimento è stato avviato nella frazione Drosi di Rizziconi. Riace docet.

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