Franceschini: entro l’estate operativa la legge sul cinema

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By Federdat Giugno 14, 2017 09:07 Updated

Franceschini: entro l’estate operativa la legge sul cinema

Entro l’estate sarà pienamente operativa la legge sul Cinema. A dirlo è stato il ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini intervenendo al convegno “Dove va il cinema italiano?”, organizzato a Roma dall’Anica. «Entro l’inizio dell’estate penso avremo già emanato il piano attuativo della legge cinema e nei mesi successivi avremo tempo per eventuali correzioni», ha precisato il ministro dando una risposta sicuramente molto attesa dall’industria del cinema italiana, che attende con ansia la piena operatività della legge che prevede un fondo di sostegno di almeno 400milioni di euro.

Lo stesso numero uno dell’Anica, Francesco Rutelli, sul punto ha espresso l’auspicio che la legge sul Cinema «sia attuata nel modo più semplice e veloce possibile e che non abbia trasformazioni rispetto al suo impianto. Mi pare che il ministro Franceschini sia ben sintonizzato su questo». Il ministro, parlando dei tempi dei decreti attuativi della legge, ha fatto presente che «Entro fine giugno ne avremo emanati 14. Su sei aspettiamo la bozza di testo definitivo ascoltando, come abbiamo scelto di fare in tutto questo lavoro, i pareri delle associazioni di settore».

Durante il convegno si è tornati più volte sui dati fra luci ed ombre sul cinema italiano. L’anno scorso, per l’effetto Zalone e Perfetti sconosciuti sono aumentati per i film italiani presenze (da 21,2 milioni di spettatori del 2015 a 29,9 milioni del 2016) e incassi (da 132,1 milioni a 190,4 milioni di euro), ma sono numeri inferiori a quelli che avevamo per i film italiani nel 2010 (32,5 milioni di spettatori e 199,7 milioni al botteghino). In definitiva, stando ai messaggi emersi in sintesi dalla presentazione di Elena Cappuccio di Confindustria Radio Televisioni, il cinema appare in ripresa, ma i ricavi da sala sono al di sotto dei livelli 2010; è necessario consolidare il prodotto italiano; aumentano i film italiani distribuiti; scende l’incasso medio e la media per copia.

C’è «un problema tutto italiano – ha detto Franceschini – ed è che facciamo tanti tanti film (l’anno scorso 142, rispetto ai 125 del 2015), più degli altri Paesi europei e molti non vanno bene». A questo comunque si aggiunge anche tutta la problematica legata alla stagionalità, con la mancanza di pubblico nei mesi estivi come la difficoltà di intercettare i gusti del pubblico aumentate in un’epoca in cui il video on demand è una sirena irresistibile, soprattutto per i giovani. Per quanto riguarda il primo punto Franceschini ha ricordato come nella nuova legge ci siano «incentivi sia per la distribuzione sia per gli esercenti che fanno uscire prodotto d’estate».

Sul secondo punto, una visione interessante, sebbene tranchant, l’ha data Paolo Genovese, regista di Perfetti sconosciuti, commentando che «il pubblico oggi te lo devi meritare. È difficile sradicarlo dalla poltrona e toglierlo da un enorme bouquet di proposte tv, piattaforme e purtroppo anche dalla pirateria». Paradigmatico in tal senso un passaggio dell’intervento dello sceneggiatore Stefano Rulli: «Il teatro ci ha messo 100 anni a capire quale sia il suo ruolo dal momento che esiste il cinema e ora le serie tv stanno sconvolgendo l’immaginario e l’industria in maniera non diversa».

Per Nicola Giuliano di Indigo l’accento va messo anche sul fatto che per anni, «si è continuato a fare promozioni, sconti, non è stata contrastata in modo efficace la pirateria, dando così la sensazione che il cinema in sala non abbia valore». E invece «all’estero il cinema italiano ha un’altissima considerazione, solo noi ci spariamo addosso». Riguardo invece ai «troppi» film italiani in sala, Paolo Del Brocco, ad di Rai Cinema ha ricordato che «in un’ottica di servizio pubblico, è importante per noi anche produrre piccoli film. È da lì che escono i nuovi autori».

Il convegno organizzato da Anica è stata anche l’occasione per parlare del futuro di Cinecittà. «Su Cinecittà – ha detto il ministro Franceschini – c’è una buona notizia. Sal cda sono state avviate le procedure per farla rientrare completamente nella sfera pubblica, anche grazie alla norma approvata in Parlamento che punta a farla diventare una cittadella del cinema e dell’audiovisivo, coinvolgendo anche la Rai». Su questo tema, di idea «importante, perché è un’operazione con un nome e un cognome, sistema Paese», parla il consigliere Rai e presidente di Confindustria Radio Televisioni, Franco Siddi . «Occorrerà però intendersi nel concreto – ha aggiunto – sul tipo di coinvolgimento. Uno di tipo culturale e produttivo penso la Rai possa darlo da subito, mentre un impegno di tipo finanziario richiederà approfondimenti. Anche per il presidente dell’Anica Francesco Rutelli il rientro totale degli Studios nella sfera pubblica «è un passo importante. Naturalmente serviranno un piano industriale e una strategia».

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