Fondi Ue per progetti senza frontiere

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By Federdat Giugno 12, 2017 07:59 Updated

Fondi Ue per progetti  senza frontiere

Che cos’hanno in comune la provincia di Venezia, quella di Lecce e la croata Karlovac? Sono tutte e tre potenziali beneficiarie del Programma di cooperazione transfrontaliero Italia-Croazia: un tesoretto di 237 milioni di euro per il periodo 2014-2020 riservato a 25 province italiane di 7 Regioni e 8 contee croate. Aree diverse, ma unite da un obiettivo comune che non conosce barriere: accrescere lo sviluppo dell’economia “blu”.

In tutto sono 107 i Programmi di cooperazione territoriale a livello europeo e fanno parte della “grande famiglia” che in gergo comunitario viene chiamata Interreg, declinata in cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale. Possono contare su 10,1 miliardi, pari al 2,8% della dotazione complessiva per la politica di coesione. A differenza degli altri fondi Ue la loro gestione, ma anche i progetti presentati, devono avere un carattere transfrontaliero, transnazionale o transregionale. A farne richiesta possono essere, a seconda dei casi, amministrazioni pubbliche, agenzie di sviluppo regionale, Pmi e grandi imprese, Camere di commercio, Ong, Università e le maggiori risorse vengono destinate alla protezione dell’ambiente, ricerca e innovazione e ale reti di infrastrutture.

L’Italia è coinvolta in 17 programmi per un totale complessivo di oltre 2 miliardi (di cui 1,7 miliardi di risorse Fesr, che l’Osservatorio Il Sole 24 Ore-Gruppo Clas ha passato ai raggi X. Un gioco di squadra con territori di altri Paesi, dalla Francia a Malta, passando per il Centro Europa. Tra questi, 8 sono transfrontalieri (i cosiddetti Interreg V-A), compreso quello con la Svizzera (che non fa parte della Ue), 4 transnazionali (Interreg V-B) e 4 interregionali (Interreg V-C). A loro si aggiunge il programma di cooperazione Italia-Albania e Montenegro. I due Paesi non fanno ancora parte dell’Unione europea, ma sono nella fase di preadesione. Il budget totale di questo programma, che punta a intensificare la cooperazione tra sei province della Puglia, le due del Molise e i loro “dirimpettai” sull’altra sponda dell’Adriatico, è di 92,7 milioni di euro. Il primo bando si è chiuso il 30 maggio e dalle prime valutazioni le candidature presentate sono oltre 180, con il 70% di capofila italiani.

«Questi strumenti – sottolinea l’economista di Gruppo Clas Chiara Sumiraschi – rappresentano un pilastro significativo della costruzione europea, dove l’Italia sta giocando un ruolo chiave, se si pensa che su 13 programmi transfrontalieri e transnazionali ben 8 Autorità di gestione sono Regioni italiane». Si tratta di Lombardia, Friuli Venezia-Giulia, Emilia-Romagna, Veneto, Toscana, provincia autonoma di Bolzano, Puglia e Sicilia. Tutte le regioni sono coinvolte in almeno un programma, con un massimo di sette per Friuli Venezia Giulia e Veneto.

Quali sono i vantaggi derivanti dalla partecipazione a questi programmi? «In primo luogo – spiega Francesco Peroni, assessore alle Finanze del Friuli-Venezia Giulia – quello finanziario, perché i candidati possono contare su risorse considerevoli, tra fondi Fesr e cofinanziamento nazionale. Ma non solo: il valore aggiunto è la collaborazione con territori confinanti che contribuisce a una maggiore coesione. Basti pensare che nella programmazione precedente grazie alla cooperazione con la Slovenia abbiamo avviato progetti di ricerca scientifica applicata nel settore sanitario e migliorato le infrastrutture di trasporto a vantaggio dell’intera collettività». La cooperazione, dicono dal programma transfrontaliero Italia-Francia Marittimo, diventa anche un modo per attrezzarsi per far fronte in forma congiunta alle sfide complesse, come la sicurezza marittima dei passeggeri.

Se i vantaggi potenziali possono essere numerosi, la presenza di partner provenienti da Paesi diversi rende più complessa la fase di presentazione dei progetti. Al programma transfrontaliero Italia-Svizzera una soluzione per far fronte a questo ostacolo l’hanno trovata: «Abbiamo organizzato laboratori di informazione e una manifestazione di interesse – spiega Enzo Galbiati, Autorità di gestione per il programma -. Solo i candidati che hanno partecipato a queste due iniziative potranno accedere al nostro primo bando che verrà pubblicato il 3 luglio».

I tre programmi che coinvolgono il maggior numero di regioni italiane sono Central Europe, Mediterranean e Adriatic-Ionian, tutti e tre transnazionali. Il primo crea un “ponte” tra 9 Regioni italiane e altri territori di Austria, Croazia, Repubblica Ceca, Germania, Ungheria, Polonia, Slovacchia e Slovenia. «Con i due bandi già chiusi nell’attuale programmazione – dice Luca Ferrarese, a capo del segretariato tecnico – stiamo cofinanziando 85 progetti di cooperazione. Il principale vantaggio per i beneficiari è l’approccio congiunto per condividere problemi e sfide al di là dei confini nazionali. I progetti diventano così veicoli per lo scambio di buone pratiche, per ridurre le disparità regionali e creare nuovi posti di lavoro». Sono invece 19 le regioni italiane coinvolte in Interreg Mediterraneo. Il primo bando è stato pubblicato nel settembre 2015 e ha visto la partecipazione italiana in tutti e 61 i progetti approvati.

Un discorso a parte meritano i programmi interregionali, i cosiddetti Interreg V -C, che sono riservati potenzialmente a tutte le regioni europee, anche molto distanti tra loro. Per Urbact III (sviluppo urbano integrato) – fanno sapere dall’Agenzia per la coesione territoriale – sono stati finora approvati 25 progetti e selezionate 97 buone pratiche. I partner italiani coinvolti nei progetti approvati sono 20, di cui 3 con il ruolo di capofila. Per Interreg Europe, che ha l’obiettivo di sviluppare investimenti a favore della crescita e dell’occupazione, sono stati invece accolti 130 progetti, con 132 partner italiani convolti, di cui 21 nel ruolo di capofila.

«Il lavoro di squadra – conclude Sumiraschi – non si esaurisce alla scadenza dei progetti e in prospettiva può diventare un volàno per bandi futuri o nuove partnership».

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