Fondazione Fiera studia una nuova soluzione per il “caso Colli”

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By Federdat Aprile 14, 2017 18:20 Updated

Fondazione Fiera studia una nuova soluzione per il “caso Colli”

Finisce in una impasse il rinnovo delle cariche di Fiera Milano, parzialmente commissariata da fine gennaio dopo un’inchiesta per infiltrazioni mafiose nel settore degli allestimenti. Il nuovo amministratore delegato Corrado Colli, che dovrebbe essere nominato il giorno dell’assemblea dei soci del 21 aprile, potrebbe uscire dal cda ancora prima di iniziare a lavorare, lasciando così il posto ad un nuovo manager esterno da individuare per cooptazione.

In questo modo potrebbe essere rispettata – peraltro con un «beau geste» del diretto interessato – l’indicazione “velata” del tribunale delle Misure preventive di Milano, che non parla di rimozione del nuovo ad ma della possibilità di «decidere in merito alla posizione del dottor Colli».

In queste ore si lavora a questa possibile soluzione, anche se non è chiaro se il manager uscirà dal cda, che passerebbe da 9 a 8 consiglieri, o se rimarrà come semplice membro. In ogni caso l’ad dovrebbe essere comunque individuato al di fuori della lista dei nomi.

La vicenda si è complicata nel giro di pochi giorni. Solo martedì scorso l’azionista di maggioranza della società quotata, Fondazione Fiera Milano, aveva rinnovato la fiducia nella lista dei nuovi amministratori individuati da una società di cacciatori di teste (Russel Reynolds), dopo che la procura di Milano aveva invece chiesto che fosse rimosso Colli, già amministratore delegato in pectore della Fiera, che in passato è stato coinvolto in un processo per bancarotta fraudolenta uscendone con due assoluzioni e una prescrizione.
Il caso è quello della Opengate, finita in amministrazione controllata nel 2003, per il quale la difesa sostiene che la prescrizione decisa dal tribunale di Varese era relativa a fatti che non riguardavano l’attività di Colli mentre per la procura di Milano il manager non sarebbe intervenuto per evitare il fallimento.
Questa passata storia, secondo la procura milanese, condizionerebbe il recupero gestionale della Fiera di Milano, finita nel mirino del Dipartimento distrettuale antimafia.

La vicenda
Il pool di magistrati guidati da Ilda Boccassini ha posto, la scorsa estate, in amministrazione giudiziaria la società partecipata Nolostand, per i subappalti nei padiglioni dell’Expo affidati al consorzio Dominus, ritenuto connesso alla famiglia della ’ndrangheta di Pietraperzia; poi il commissariamento, a gennaio, è stato esteso alla capogruppo Fiera per quanto riguarda le attività di audit interno e di approvvigionamento dei fornitori. La procura ha poi fatto di più: ha chiesto che nel cda non ci fossero sostanzialmente politici, e così la Fiera si è mossa in questa direzione. Poi la procura, come detto, ha obiettato sul ruolo di Colli.

Adesso però non solo la procura, ma anche il Tribunale delle misure preventive lancia un all’allarme sulla figura di Colli. L’inchiesta che lo vedeva coinvolto non riguarda le infiltrazioni mafiose, tuttavia il tribunale intende riservarsi>>. Tanto più sostenendo che la società di cacciatori di teste non era stata informata adeguatamente da Colli dell’accaduto.
Intanto il 21 aprile si terrà l’assemblea per l’approvazione del bilancio della società fieristica: la perdita si aggira tra i 22 e i 24 milioni.

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