Firenze dice basta ai nuovi ristoranti e pizzerie nell’area Unesco

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By Federdat Marzo 28, 2017 19:09 Updated

Firenze dice basta ai nuovi ristoranti e pizzerie nell’area Unesco

«Basta col mangificio in centro storico». È con questo obiettivo che il Comune di Firenze, 377mila residenti e 9 milioni di presenze turistiche nel 2016, si prepara a vietare l’apertura di nuovi ristoranti, trattorie, pizzerie, paninerie e tutto quello che rientra sotto la categoria “somministrazione di cibo” nella cosiddetta “area Unesco”, cioè il centro storico dichiarato patrimonio dell’Umanità e delimitato dalla cerchia dei viali di circonvallazione.
Il divieto, che sarà votato dalla Giunta comunale nella seduta di mercoledì 29 marzo e dovrà poi passare al vaglio del Consiglio, avrà una durata di tre anni e, nelle intenzioni del sindaco Dario Nardella (Pd), servirà ad «arginare l’usura del centro storico banalizzato a parco giochi del Rinascimento». Il divieto varrà naturalmente solo per il futuro, tanto che molti operatori si stanno affrettando a inviare al Comune la segnalazione d’inizio attività, prima che entri in vigore il divieto blocca-food.

Il tentativo del Comune, dunque, è di porre un freno all’apertura di nuovi locali in cui si mangia, dopo il boom degli ultimi anni che ha portato il centro di Firenze – percorso ogni giorno da un fiume di turisti concentrati sulla direttrice Duomo, Palazzo Vecchio, Ponte Vecchio-Palazzo Pitti – ad assomigliare a un grande mercato alimentare con un’offerta non sempre di qualità.
Proprio per inseguire la qualità, l’anno scorso la Giunta Nardella aveva vincolato l’apertura di nuovi negozi di alimentari, ristoranti, bar e affini all’offerta di prodotti di filiera corta e comunque tipici del territorio e della tradizione storico-culturale della città di Firenze e della regione Toscana: quella disciplina, in origine assai rigida (per aprire una nuova attività alimentare o di somministrazione nel centro storico era previsto il 70% di prodotti di filiera corta o tipici), era stata poi ammorbidita dopo le proteste dei commercianti.

Il risultato è che oggi per aprire un minimarket o un’attività alimentare nel centro storico di Firenze è obbligatorio mettere in vendita il 50% di prodotti di filiera corta o del territorio, mentre per i ristoranti di nuova apertura è stato introdotto un sistema a punteggio con l’obbligo di raggiungere almeno 30 punti collegati ai prodotti presenti nella lista stilata da Palazzo Vecchio.
A farne le spese è stato prima di tutti Mc Donald’s, che avrebbe voluto aprire un punto vendita davanti al Duomo di Firenze, ma che si è visto negare l’autorizzazione in nome proprio della qualità (e ha fatto ricorso al Tar).

L’appiglio giuridico che la Giunta comunale utilizzerà dopodomani per fare il passo successivo, e vietare tout court le nuove aperture di locali in cui si mangia, è ancora il regolamento per la tutela e il decoro del patrimonio culturale del centro storico, approvato nel gennaio 2016. E non si esclude neppure il terzo passo della (difficile) strategia anti-Disneyland: l’introduzione del divieto di trasferire attività già aperte dentro il centro storico in alcune delle piazze che costituiscono l’identità alla città, come piazza Duomo, piazza della Signoria, piazza Santa Croce, piazza Pitti, piazza Santa Maria Novella e piazza Santissima Annunziata.

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