Fiducia in calo per famiglie e imprese

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By Federdat Novembre 27, 2017 11:16 Updated

Fiducia in calo per famiglie e imprese

In frenata a novembre gli indici di fiducia di famiglie e imprese, anche se per queste ultime il calo è marginale, determinato quasi interamente dai segnali negativi in arrivo dal commercio.
Per i consumatori la frenata è di quasi due punti, arrivando a quota 114,3, il che comunque lascia un progresso di quasi sei punti rispetto al livello di inizio anno. Una diminuzione legata a tutte le diverse componenti del clima, con la componente economica e quella futura a registrare la riduzione più marcata mentre per la sezione “personale” e “corrente” le frenate sono meno rilevanti.

A frenare le medie in particolare è una diminuzione sia dei giudizi che nelle attese sulla situazione economica del Paese.

Più eterogenea la performance delle imprese, con indici che si mantengono comunque su livelli elevati (da 109,1 a 108,8), a ridosso dei livelli raggiunti dieci anni fa. Il clima di fiducia è praticamente fermo nell’area manifatturiera (da 110,9 a 110,8) e diminuisce in modo marcato solo nel commercio (da 113,2 a 110); è invece in aumento sia per costruzioni che per l’area dei servizi.

Nella manifattura, in particolare, continua a lievitare il giudizio sul livello degli ordini, un trend avviato da settembre, mentre le attese sulla produzione registrano un lieve calo. L’incremento degli ottimisti nei giudizi sugli ordini è marcato in particolare per l’area dei beni strumentali, area in cui si concentrano gli effetti della ripresa del ciclo degli investimenti, con nuovo commesse acquisite anche grazie al piano Industria 4.0 per gli impianti “connessi”.

In un anno qui il clima è decisamente cambiato, con un saldo tra ottimisti e pessimisti positivo per 5,4 punti; era negativo di 12,5 punti un anno fa.

Per l’industria si tratta della prima frenata (marginale) dopo tre aumenti consecutivi ma il trend di fondo dell’economia resta comunque favorevole, come testimoniato dalle ultime indicazioni in arrivo dal lato della produzione, del fatturato e dell’export.

Le vendite extra-Ue, ad esempio, nei primi 10 mesi lievitano dell’8,7%, oltre le attese di inizio anno. Così come tonici restano i ricavi aziendali, in progresso tra gennaio e settembre del 4,7%, un cambio di passo evidente rispetto al bilancio 2016, chiuso in rosso dello 0,6%.

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