Emilia, un modello capace di reagire e attrarre investimenti

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By Federdat Luglio 18, 2017 10:25 Updated

Emilia, un modello capace di reagire e attrarre investimenti

Non c’è dubbio che sull’asse della via Emilia – da Rimini a Piacenza – la ripresa dell’attività industriale stia marciando a buon ritmo. Già nelle settimane scorse i numeri dell’Osservatorio Confindustria Emilia-Romagna, Intesa SanPaolo e Unioncamere regionali spiegavano che la produzione del primo trimestre era in crescita del 2,4%, che il fatturato estero saliva del 3,5%, che l’export del manifatturiero regionale correva del 9,2%. Mentre migliorava – pur restando negativo – il dato degli impieghi bancari a livello industriale.

In questa regione, dove ogni città ha una sua valenza precisa, dove turismo, agroalimentare, meccanica di precisione, meccatronica, automotive d’avanguardia, produzioni biomedicali da primi della classe generano un prodotto interno loro che sfiora il 2% (il doppio del dato nazionale), in questa regione ancora una volta si ripete il miracolo. Certo, tutto è migliorabile. Però in Emilia-Romagna il livello delle infrastrutture è decisamente superiore alla media nazionale; in questa regione tra Università diffusa sul territorio e imprese il dialogo e il trasferimento tecnologico sono pratica antica. In questa regione – come spiega lo stesso presidente di Confindustria Emilia-Romagna, Maurizio Marchesini – il trand degli investimenti delle imprese, dopo la caduta del periodo 2007-2009, ha ricominciato a crescere fino a raggiungere il 92,5% di fine 2016.

Nonostante un sistema fieristico ancora frazionato fra i principali poli di Parma, Bologna, Rimini, l’offerta espositiva nel suo insieme è in grado di proporre idee e di attrarre l’attenzione degli operatori esteri. Ed è ancora uan volta l’estero la chiave di volta di questo sistema regionale ultradinamico, che è stato capace di reagire alle bordate della crisi investendo in processi e prodotti, in tecnologia e andando alla ricerca di nuovi mercati. Questo unicum territoriale è una vera calamita per aziende, società e multinazionali estere che, in questa regione, trovano anche competenze e professionalità. Anche per questo, da tempo, il presidente Marchesini insiste con le istituzioni regionali per dare continuità alla legge sull’attrattività degli investimenti esteri e per l’internazionalizazzione.

Ma non basta. Il miracolo dell’Emilia-Romagna deve diventare il miracolo di tutte le regioni d’Italia. Altrimenti, come sottolinea il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, «c’è il pericolo che i divari aumentino e questo non è un fatto positivo».

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  • Roberto Iotti.

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