È made in Italy il grattacielo antisismico provato in Giappone

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By Federdat Marzo 9, 2017 18:33 Updated

È made in Italy il grattacielo antisismico provato in Giappone

C’è un materiale rapido, veloce e sicuro al 100% con cui ricostruire le zone terremotate dell’Appennino centrale: il legno. Pochi ne parlano, molti fanno finta di non vedere, altri glissano. Il paradosso? Le costruzioni in legno ci sono eccome, ma in zone a sismicità molto bassa o nulla. A Milano, in via Quinto Cenni, dalle parti di San Siro, l’architetto Fabrizio Rossi Prodi si è voluto misurare con la prova più ardua: alzare due grattacieli di nove piani costruiti completamente in legno. Operazione riuscita grazie al committente, il Comune di Milano, che su ognuna di queste torri di 27 metri “montata” in 28 giorni – ventotto – ha concentrato simbolicamente l’approccio meneghino al social housing, grande qualità architettonica – si ispirano volutamente alla Torre Velasca – e prezzi più che contenuti (950 al metro quadro).

A muoversi per primi sulla frontiera del legno sono stati i trentini, che da sempre si ispirano al modello austriaco e tedesco, dove oltre un terzo delle abitazioni sono ricavate dagli alberi. Sempre i trentini per dimostrare al resto dell’Italia le potenzialità di questo materiale antico e moderno, hanno costruito lo studentato Mayer, 130 posti letti ad alta sostenibilità ambientale. Trento e Milano sono città a bassa sismicità. Un’altra prova della versatilità del legno, un materiale che il professor Ario Ceccotti, docente di Tecnica delle Costruzioni allo Iuav di Venezia e fino al 2012 capo del centro Ivalsa-Cnr, il centro di ricerche per la valorizzazione del legno e delle specie arboree, ha voluto sottoporre alla prova più estrema: montare un palazzo di sette piani interamente in legno sulla piastra sismica più potente del mondo. L’esperimento si è svolto a Tokio, in Giappone, e risale al 2007. Il risultato? L’edificio ha superato a pieni voti un terremoto del tutto simile per magnitudo e accelerazione a quello di Kobe del 17 gennaio del 1995 (7.2 scala Richter e 6.434 morti).

Ceccotti avrebbe dovuto essere accolto in Italia con fanfare e riconoscimenti pubblici. Invece, alla scadenza naturale del suo contratto, gli fu vietato di continuare a collaborare con il Cnr anche a titolo gratuito. Regole lungimiranti che valgono per tutti i docenti. A finanziare la ricerca in questione fu Trentino Sviluppo, una partecipata della Provincia autonoma allora guidata da Lorenzo Dellai. E ora al centro di ricerca Ivalsa di San Michele all’Adige (le altre due sedi sono in Toscana e in Sicilia) ammettono che dopo l’addio per raggiunti limiti di età del professore le ricerche sul legno «procedono meno speditamente di un tempo».

Ceccotti, suo malgrado, ha creato una scuola: i suoi discepoli e molti imprenditori trentini si sono adoperati affinché quell’esperienza continuasse. La casa capace di resistere al terremoto di Kobe è stata assemblata con il sistema X-Lam, incrociando cioè i pannelli di abete della Val di Fiemme, una tecnica messa a punto in Austria e poi migliorata a Trento per riutilizzare gli scarti del legno. Silvio Pedrotti, con la sua XXL Essepi di Cavedine, esporta in tutto il mondo (in magazzino c’è un Tir con materiali pronti da montare in partenza per Santo Domingo). Dice Pedrotti: «Agli austriaci e ai tedeschi della antisismicità importa poco, quelle sono terre che non tremano. Noi ci siamo concentrati su questo aspetto, creando dei grandi fogli di compensato lunghi 13 metri con uno spessore di 30 centimetri. Ricordo che il legno pesa un quinto del cemento e che i boschi del Trentino sono pieni zeppi di alberi vecchi che per l’equilibrio dell’ecosistema vanno tagliati».

Materia prima a basso costo e in quantità illimitata. Sulla capacità di resistenza del legno incrociato Pedrotti non ha dubbi: «X-Lam è come l’acciaio». Inutile opporre resistenze sulla infiammabilità («il legno è protetto in involucri di cartongesso») e sulla tendenza a marcire e assorbire l’acqua («è inguainato in materiali waterproof simili al goretex»). A certificare e omologare ogni passaggio del processi di costruzione, attraverso Arcacert, ci ha pensato Habitech, il distretto tecnologico trentino che riunisce 183 soci, di cui l’81% privati. Francesco Gasperi direttore dell’area tecnica, non nasconde il suo ottimismo: «Sulle costruzioni in legno c’è un effetto moltiplicatore amplificato dalla nostra certificazione di qualità, alla quale guardano con interesse anche molti operatori stranieri».

Ceccotti lo dice con l’approccio di chi ha vissuto la rivoluzione in prima persona: «In questi ultimi vent’anni la tecnologia applicata al legno ha vissuto una vera e propria rivoluzione». Ed è sempre Ceccotti che cerca in tutti i modi di rimuovere alcuni stereotipi a proposito del dibattito, per la verità assai spento, sul com’era e dov’era: «Se ricostruiremo com’era crollerà tutto al prossimo terremoto» ironizza il professore.

Nessuna guerra di religione, dunque, ma un ragionamento che metta in legno in prima linea, insieme al cemento e all’alluminio, alla luce di risultati e risparmi incontrovertibili.

Ceccotti fece di tutto per comunicare questa filosofia all’ex premier Matteo Renzi. Ad avvicinarli, oltre la comune origine, l’aver frequentato il liceo Dante di Firenze, una sorta di confraternita che unisce gli alunni in un vincolo indissolubile.

All’ingegnere toscano, tramite i buoni uffici dei pontieri renziani, fu comunicato che l’incontro si sarebbe tenuto subito dopo il referendum sulla riforma costituzionale. Ma all’indomani della sconfitta, l’ex premier cancellò quasi con stizza tutti gli appuntamenti in agenda. E il legno, i bassi costi della ricostruzione, l’alta affidabilità energetica, la sua antisismicità? Tutto rinviato a data da destinarsi.

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