È l’export il motore di Vicenza

Federdat
By Federdat Luglio 11, 2017 12:12 Updated

È l’export il motore di Vicenza

Appena un anno fa la Gran Bretagna si interrogava su una possibile Brexit, gli Usa vivevano la vigilia della campagna elettorale presidenziale, l’area del Mediterraneo discuteva di come uscire dalla crisi. Oggi il mondo è cambiato: “Sottosopra” è il titolo scelto dagli industriali di Vicenza per fare il punto su «nuovi equilibri e strane alleanze». «Mai come in questi tempi travagliati dobbiamo guardare al territorio in cui viviamo come alla tessera di un mosaico ben più grande e che ha i confini del mondo», è la premessa di Luciano Vescovi, presidente di Confindustria Vicenza, una provincia da 83mila imprese, un tasso di disoccupazione al 4,8% (sette punti inferiore al dato nazionale), un’area fra le più industrializzate di Italia con il 17,1% di imprese manifatturiere.

L’economia della provincia mostra indici in miglioramento: i dati dell’ultima indagine congiunturale per il primo trimestre 2017 segnano una crescita della produzione industriale del 3,05% rispetto allo stesso trimestre del 2016. Le aziende confermano la ripresa delle vendite sul mercato interno (+4,8%) e su quelli Ue (+4,3%) ed extra Ue (+2,7%). Per i quattro indicatori (protafoglio ordini Italia ed estero, occupazione e investimenti) il sentiment degli intervistati è ai massimi da luglio 2015.

Un quadro incoraggiante, «ma sono tanti gli scenari che rendono precari quelli che pensavamo essere dei punti di riferimento – sottolinea Vescovi –. Basti pensare che solo sei mesi fa l’Europa era preda di spinte disgregatrici e di euroscetticismi pronti a passare all’incasso del voto; poi sono venute le elezioni in Olanda e Francia e il magro risultato di Theresa May in Gran Bretagna. Tutto questo mentre Trump straccia gli accordi sul clima, Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi, Egitto e Yemen rompono i rapporti diplomatici con il Qatar e il Mediterraneo torna a essere un’emergenza sotto gli occhi del mondo». E Vicenza guarda al mondo dalla sua posizione – diventata nella crisi un’ancora di salvezza – di terza provincia (dietro a Milano e Torino) per valore dell’export, ma prima per export pro capite (quasi 20mila euro): in quattro Paesi – Germania, Usa, Francia e Svizzera – le esportazioni vicentine superano il miliardo di euro.

Guardando all’Italia, Vescovi evoca il referendum sull’autonomia del 22 ottobre in Veneto e Lombardia e ammette che «il tema, fra gli imprenditori», ha una certa presa. «Nessun Paese sviluppato ha bisogno più dell’Italia di maturare un moderno sentimento favorevole all’impresa. Siamo stufi di essere considerati, dallo Stato, un bancomat e non un valore. È anche per questo che molti colleghi ormai lavorano con un obiettivo preciso: mettere sul mercato l’azienda». Le realtà che vanno bene ci sono, «grazie a coraggio, passione e visione della nostra classe imprenditoriale e a collaboratori che sono cresciuti culturalmente e professionalmente». Il problema sono i pochi giovani: «Molti di coloro che potrebbero scegliere questa strada o proseguire l’attività di famiglia, pensano a tutt’altro». Non poteva mancare, a Vicenza, un passaggio sulla questione bancaria che qui uno dei suoi epicentri: «Ora siamo arrivati a un punto conclusivo e dobbiamo, tutti insieme, puntare a una nuova normalità- dice Vescovi -. Alla politica e al Parlamento chiedo che non ci siano sorprese capaci, per strumentalizzazioni, di rimettere tutto in discussione».

Allargando lo sguardo al mondo sottosopra, «nessuno, un anno fa, avrebbe saputo immaginare quello che è accaduto – afferma Enrico Letta, oggi alla Paris school of international affairs –. Un’unica previsione mi sento di fare: e cioè che la scelta della Gran Bretagna di lasciare l’Europa sarà pagata a caro prezzo in termini di punti di riferimento e di attrattività». Resta lo spazio per essere ottimisti, e per guardare a un cambio di rotta sui temi cruciali, sostiene Letta, che incoraggia gli imprenditori a chiedere «una tassazione unica europea, al posto dei 28 sistemi distinti».

Il mondo è a un bivio, «c’è una questione nazionale ed europea, non usiamo la seconda per non affrontare il problemi. L’Europa è un vincolo che dobbiamo trasformare in opportunità», afferma nelle conclusioni il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, richiamando un continente che «è il mercato più ricco del mondo e una dimensione fondamentale per le nostre imprese, ha un debito aggregato inferiore agli Usa, anche se così come è ha dei limiti e li sta dimostrando. Ma se noi europei – dice Boccia – vogliamo rispondere ai protezionismi degli altri, abbiamo bisogno di un mercato europeo che sia all’altezza. Non a caso, la stessa Confindustria americana ha sottoscritto con noi un documento contro il protezionismo antitetico alle politiche di Trump. Questo dà fiducia e speranza».

© Riproduzione riservata

Argomenti:
Federdat
By Federdat Luglio 11, 2017 12:12 Updated