Due soluzioni per evitare la chiusura della Portovesme

Federdat
By Federdat Giugno 20, 2017 16:26 Updated

Due soluzioni per evitare la chiusura della Portovesme

Due soluzioni, una immediata e una di prospettiva per scongiurare la chiusura dello stabilimento della Portovesme srl Glencore di Portovesme. La soluzione temporanea ma immediata, arriva individuando siti alternativi per lo stoccaggio dei residui di lavorazione dei fumi di acciaieria, mentre quella definitiva è rappresentata dalla nuova discarica che la società metallurgica vuole costruire nel Sulcis: l’iter autorizzativo è ancora in corso e l’azienda metallurgica, per evitare la fermata degli impianti che oggi viaggiano al minimo, ha bisogno di nuovi siti. Soluzioni che sono state illustrate e proposte nel corso dell’incontro di martedì tra i sindacati e la Regione.

Un vertice convocato per fare il punto sulla vicenda dopo la mobilitazione di lunedì iniziata con un’assemblea davanti ai cancelli, (la mattina), e un’altra (al pomeriggio) convocata dai sindaci per rimarcare che «la Portovesme non si può fermare e non può chiudere». Una corsa contro il tempo che unisce lavoratori, sindacati, l’azienda controllata dalla Glencore e le amministrazioni comunali del Sulcis Iglesiente. La Portovesme ha un fatturato di mezzo miliardo di euro e produce ogni anno 150mila tonnellate di zinco, 65mila di piombo, 200mila di acido solforico, 3mila di rame, 200 d’argento e una d’oro, garantisce lavoro a 673 dipendenti diretti e 520 delle imprese d’appalto, e circa 200 dell’indotto. Il nodo da sciogliere è quello relativo all’autorizzaione per la costruzione della nuova discarica in cui smaltire i residui della lavorazione dei fumi di acciaieria che vengono trattati nel forno Waelz. Attualmente lo stabilimento del Sulcis utilizza per lo stoccaggio dei rifiuti “trattati e inertizzati” una discarica in fase di esaurimento e ha presentato alla Regione un progetto per realizzarne una nuova. «I tempi però si stanno ulteriormente dilatando – è stato rimarcato anche nel corso dell’incontro con i sindaci – e c’è il rischio che in mancanza di soluzioni gli impianti vengano spenti».

I lavori per lo svuotamento dei forni sono iniziati il 4 giugno e seguono un calendario prestabilito per evitare, come rimarcano anche i lavoratori «che ci sia un eventuale choc termico agli impianti». Da qui le proposte presentate nel corso dell’incontro alla Regione: «Nell’immediato si cercheranno soluzioni alternative – spiega Nino D’Orso della Femca Cisl – mentre in prospettiva si lavorerà per la costruzione della nuova discarica perché gli impianti non si devono fermare».

© Riproduzione riservata

Argomenti:
Federdat
By Federdat Giugno 20, 2017 16:26 Updated