Dompè: «Milano e l’Italia devono portare a casa la sede Ema»

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By Federdat Luglio 2, 2017 10:45 Updated

Dompè: «Milano e l’Italia devono portare a casa la sede Ema»

«Io ci credo. Abbiamo gli elementi. Lo dobbiamo portare a casa». Per Sergio Dompè, presidente dell’omonimo gruppo farmaceutico milanese (fatturato atteso nel 2017, 250 milioni di euro), è importante che la partita dell’Ema – l’Agenza europea per i farmaci che, con l’uscita del Regno Unito dal perimetro Ue dovrà essere trasferita in un altro Paese membro – non si riduca a uno «scambio di piccolo commercio e opportunismo. Ma sia l’occasione di far emergere uno dei tanti patrimoni di eccellenza europei».

Presidente Dompè, le candidature delle città che aspirano ad ospitare l’Ema non sono state ancora ufficializzate, ma la partita muove già molti appetiti. Quale è la sua opinione da imprenditore del farmaco?

Ritengo che uno dei driver fondamentali della ricerca scientifica, in grado di assicurare benessere, sviluppo e posti di lavoro qualificati in Europa, sia il know-how sulla salute. Ora, l’Italia vanta un Ssn a costi sostenibili, che ha nell’area milanese molte delle sue eccellenze. Su 6 delle cosiddette “terapie avanzate” riconosciute al mondo, 3 (genica, cellurare e rigenerativa)sono brevetti italiani. Se lo colleghiamo con l’università, il polo farmaceutico e la ricerca scientifica, anche internazionale – pensi solo alla partnership che da anni lega Telethon a GlaxoSmithKleine –, non si può negare che Milano offra fondamenta solide e già strutturate per ospitare il massimo ente europeo che ha vigilanza sui farmaci. Senza dimenticare lo Human Technopole che deve sorgere. Insomma, spero che la valutazione che si farà tenga conto di un quadro di oggettiva capacità di accoglienza che una città può avere in più, rispetto ad un’altra.

Però, ad un’impresa europea, cambia davvero qualcosa se l’Ema si trova a Milano, a Copenhagen, a Lille o altrove?

L’operatività e le tempistiche dell’Ema non sono minimamente messe in discussione da uno spostamento di sede. Ci mancherebbe. Al massimo, ci attendiamo un rallentamento per la fase legata al trasloco, che comunque dovrebbe essere il più breve possibile. C’è un aspetto però da considerare. L’Ema non è solo un “ufficio”. È un “concentratore” di competenze, che vanno oltre i funzionari che vi lavorano. Quando ad Ema arrivano esperti internazionali con le agende piene tutto l’anno, a Londra nascono subito meeting, le principali aziende farmaceutiche si mettono in fila per conquistare appuntamenti e volano agli incontri, ai seminari. C’è un fermento culturale e scientifico attorno, che deve trovare spirito di inziativa, dinamismo organizzativo. Banalmente, deve essere possibile staccare in fretta un biglietto aereo e partire. In ogni caso, questa vicenda un merito lo ha già avuto.

E quale merito avrebbe?

Almeno a livello regionale, ha ricompattato le parti politiche attorno a un obiettivo di interesse pubblico. Il sindaco Sala e il governatore Maroni lavorano insieme e questo è un messaggio di capacità politica molto apprezzato.

Ma la battaglia è nazionale. Teme che non ci sia la necessaria determinazione?

In Europa abbiamo una debolezza contrattuale atavica. Ma l’Italia è in grado di presentare un ottimo dossier. Mi auguro che saremo impeccabili nei passi formali e capaci di stringere alleanze con gli altri Paesi. Perchè alla fine sarà una questione di voti e le pressioni dei Paesi che un’agenzia non ce l’hanno o di quelli che hanno più abilità, da sempre, di fare squadra, possono fare la differenza. Ma abbiamo ottime carte.

La farmaceutica è un settore ad alto contenuto di brevetti e di contenziosi. Però il Tribunale Ue dei brevetti continua a non vedere la luce. Un ritardo cui contribuisce Brexit. Voi ne sentite davvero l’urgenza o no?

Assolutamente sì. Oggi il sistema della tutela brevettuale in Europa è drammaticamente polverizzato e costoso. Poter fare un a sola causa che abbia effetti su tutto il territorio europeo anzichè moltiplicare i ricorsi ci darà anche certezza dei tempi e dei costi. Spero si possa partire prima possibile.

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