Diritto del lavoro: legittimo il licenziamento del lavoratore che rifiuta la formazione

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By Federdat Giugno 2, 2023 16:57 Updated
La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con ordinanza n. 12241 del 09 maggio 2023 si è espressa severamente nei confronti di un lavoratore che si è rifiutato, senza giustificazione, di partecipare a un corso di formazione gratuito. Il caso portato innanzi agli ermellini riguardava un lavoratore che, senza addurre alcuna motivazione, aveva declinato l’invito a partecipare ad un’attività formativa organizzata dall’azienda, gratuita ed essenziale allo svolgimento delle proprie mansioni. Invero, l’approfondimento gli era stato richiesto al fine di offrire assistenza ai clienti e, di conseguenza, la mancata volontà di partecipare al corso aveva indotto il lavoratore ad assumere un atteggiamento passivo e privo di spirito di collaborazione. La sua condotta aveva indotto, pertanto, il datore di lavoro alla sanzione del licenziamento. Il lavoratore adiva il Tribunale del lavoro per l’impugnativa del provvedimento espulsivo.

La questione finiva innanzi alla Suprema Corte, la quale gli dava definitivamente torto. Infatti, con ordinanza n. 12241/2023 la Sezione Lavoro riteneva che il comportamento del lavoratore costituisse una grave insubordinazione e che violasse gli obblighi di diligenza e di esecuzione di quanto richiesto dal datore di lavoro. Dunque, nel rigettare il ricorso e nel confermare la decisione di secondo grado, la Cassazione riteneva che la Corte d’Appello “ha motivatamente valutato la gravità dell’insubordinazione realizzata dal dipendente, senza alcuna giustificazione, in modo persistente e volontario, in aperto contrasto con l’obbligo di diligenza e di esecuzione delle disposizioni dettate dai superiori gerarchici, anche riferite alle esigenze di formazione e accrescimento professionale necessarie per il proficuo impiego del dipendente. Non vi è spazio per ritenere integrata la violazione di norme di diritto come denunciata e neanche risultano violate le disposizioni del contratto collettivo che prevedono, per la condotta di insubordinazione non lieve, la misura espulsiva, risultando il giudizio di proporzionalità coerente alla scala valoriale concordata dalle parti sociali

(Simona D’Aniello)


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