Digitale, si rafforza la crescita dell’Ict: nel 2017 previsto +2,3%

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By Federdat Marzo 10, 2017 09:19 Updated

Digitale, si rafforza la crescita dell’Ict: nel 2017 previsto +2,3%

Sembrano ricordi lontani il -4,4% del 2013 e il -1,4% del 2014. Per il mercato digitale italiano (informatica, telecomunicazioni e contenuti), dopo il +1% del 2015, il 2016 è andato addirittura meglio del previsto: +1,8% per oltre 66,1 miliardi di euro.

Quelli presentati ieri da Assinform (l’associazione di Confindustria che riunisce le aziende dell’Ict) sono dati, elaborati in collaborazione con NetConsulting Cube, che certificano segnali positivi sul fronte della digitalizzazione del Paese. Buoni per il segno più, ma che fanno sperare anche e soprattutto per il fatto che quel che era stato scritto nelle previsioni è stato poi sorpassato positivamente dai fatti.

A essere messo nero su bianco era stato infatti un +1,3%. Con i dati di ieri c’è un mezzo punto percentuale in più. E anche a guardare al 2017 le proiezioni lasciano intravedere un ulteriore miglioramento con un +2,3% spinto dalle componenti più legate all’innovazione. «I progressi rilevati vanno oltre i timidi segnali di un anno fa – spiega il presidente di Assinform, Agostino Santoni – confermando in modo netto la ripresa degli investimenti nell’innovazione tecnologica del nostro Paese». Certo, quando si parla di digitale la situazione va analizzata nella sua complessità. Un segno più, seppur migliore delle aspettative, da solo non giustifica toni entusiastici da “fuori dal guado” che, in realtà, non sono contenuti né nei dati né nell’esposizione dei dati che ne è stata fatta ieri in Assinform. Del resto alcuni ritardi sul versante della digitalizzazione per il Sistema Italia sono ancora evidenti.

E anche dall’Europa con la pubblicazione dell’ultimo Digital scoreboard (il Desi) relativo al 2017 sono stati messi in luce miglioramenti (anche sulle reti e sulla connettività), ma anche affanni da sottolineare con matita blu (per esempio su skills e utilizzo dei servizi evoluti). In questo contesto il +2,3% potrebbe apparire un dato anche deludente pensando al dibattito dell’ultimo anno sul digitale e sulle misure messe in campo. «Non c’è dubbio che servirebbe ancora più spinta, soprattutto sul fronte della domanda. Va anche detto – aggiunge Santoni – che alcune misure, come il superammortamento per i macchinari, hanno trovato il proprio sviluppo a partire dallo scorso mese di maggio. Da allora in poi si sono visti gli effetti».

IL MERCATO
Il digitale in Italia. Valori in milioni di euro e variazione % (Fonte: Assinform)

In questo senso va letta l’attenzione che Assinform, nella presentazione di ieri, ha riservato al capitolo Industria 4.0., che pur se avviato vede ancora la necessità di scogliere le incertezze sull’ammissione ai benefici fiscali di non poche componenti Ict. «Il presupposto della loro stretta connessione al rinnovo dei macchinari non deve tradursi in interpretazioni troppo restrittive da parte dell’amministrazione finanziaria. È un aspetto che va risolto al più presto – aggiunge Santoni – per non intaccare una rinnovata propensione all’investimento in innovazione. Sciogliere le residue incertezze è anche l’unico modo per far sì che l’iniziativa coinvolga le tante imprese di minori dimensioni che ancora stentano ad innovare, e fare in modo che esse, con tutto il loro peso occupazionale e produttivo, continuino a far parte o entrino in filiere sempre più efficienti e competitive». Santoni insiste molto su questo punto, richiamando anche alle tappe del roadshow cui l’associazione, con il sistema Confindustria, ha partecipato a partire dal 2015 in lungo e largo per la Penisola.

CRESCITE
L’andamento del mercato digitale in Italia 2013-2017. Variazione % (Fonte: Assinform)

Entrando nel dettaglio dei dati, ai 66,1 miliardi del 2016 concorrono dispositivi e sistemi per 17.230 milioni (+1,4%), software e soluzioni applicative per 6.259 milioni (+4,8%), Servizi Ict per 10.632 milioni (+2,5%), Servizi di rete (i ricavi degli operatori) per 22.357 milioni (unico in calo con -1,1%) e Contenuti e pubblicità digitale per 9.622 milioni (+7,2%). Guardando ai cosiddetti “digital enablers” si va dal +24,2% dei big data (a 643 milioni di euro) al +23% (a 1,5 miliardi di euro) per il cloud; +14,3% per l’Internet delle cose (2,1 miliardi di euro); +13,1% del mobile business (a 3,1 miliardi) al +11,1% della cybersecurity (809 milioni di euro).

Per il 2017 le previsioni di Assinform-Netconsulting Cube volgono, come detto, al bello con la sola eccezione – anche se in questo caso minima trattandosi di un -0,5% – per i servizi di rete di tlc mettendo così “a reddito” tutte le misure per la digitalizzazione (industria 4.0; bandi Infratel e altro) con cui si sta cercando di recuperare terreno. Su questo punto, durante un convegno organizzato a Roma dall’Area Innovazione del Pd per fare il punto sullo stato di avanzamento del nostro Paese sul 5G, il sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli è intervenuto evidenziando che «l’indice Desi evidenzia sì ritardi, ma anche che più di qualcosa è stato fatto in questi ultimi anni». Nello specifico della tematica 5G Giacomelli ha annunciato che «la prossima settimana partiremo con la sperimentazione e mettiamo a disposizione le frequenze, in cinque aree molto diverse. Entro l’anno definiremo con l’Agcom le condizioni per l’asta».

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