Digitale, il Sud non parte ultimo

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By Federdat Marzo 28, 2017 09:05 Updated

Digitale, il Sud non parte ultimo

Un Mezzogiorno che tiene il passo sull’innovazione digitale. È in linea con la media italiana, anzi in alcuni casi migliore, se si guarda l’uso dell’ Ict nelle imprese: l’11,8 delle aziende del Sud vende on line, contro una media dell’11% (il Nord-Ovest è a 10,7 mentre il Centro a 9,5); il 26,2% utilizza software specializzato per il Crm (customer relationship management), poco al di sotto della media nazionale del 30 per cento. Quattro Regioni del Sud inoltre sono ai vertici della classifica nazionale per percentuale di popolazione raggiunta con la banda larga fino a 30 Megabit per secondo: Calabria (75%), Campania (65,2%), Puglia (53,8%) e Basilicata (42,0%) sono sopra il 35,4% che è la media del paese.

Lo scenario però cambia se si considera la banda ultra-larga di ultima generazione (100 megabit per secondo): solo la campania resiste al terzo posto, con il 14% di popolazione raggiunta. Le altre Regioni meridionali al di sotto, alcune ben lontane, dall’11% nazionale. È la fotografia che è emersa dall’incontro “S.u.d. 4.0: Dalla terza rivoluzione industriale verso l’Industria 4.0”, organizzato da Unicredit per rendere più fluido il dialogo tra banche e imprese nell’impegno per i progetti 4.0.

Una sfida che non è soltanto tecnologica, come è emerso dal dibattito di ieri. «Deve essere un’idea di società 4.0», ha detto il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia. Un approccio ad ampio raggio condiviso anche da Giovanni Ronca, co-responsabile delle attività di commercial banking per l’Italia di Unicredit: «il piano del governo – ha detto – potrebbe generare al Sud a partire dal 2017 investimenti innovativi aggiuntivi per circa 54 miliardi di euro, un recupero della produttività del 15% e una crescita aggiuntiva del pil dell’1 %».

UTILIZZO DI ICT DA PARTE DELLE IMPRESE,ANNO 2016
In percentuale

Il Sud, ha sottolineato Boccia, ha bisogno delle stesse misure del paese, ma più intense. Oggi tra Industria 4.0, il credito di iposta rafforzato per il mezzogiorno, l’intervento di Invitalia, ci sono condizioni per poter attrarre investimenti: «dobbiamo raccontarlo». Ma la strada perché l’Italia torni a crescere è lunga: «siamo ancora in una fase di emergenza, dobbiamo recuperare i punti di pil persi in passato, che non sono pochi». Sarebbe sbagliato quindi «pensare di mettere altre tasse sulle imprese in un momento delicato in cui dobbiamo cavalcare la quarta rivoluzione industriale». C’è un 20% di imprese che va bene, un 20% che va male, un altro 60% che sta nel mezzo. «La sfida del paese è portare questo 60% verso la fascia più alta. Non vogliamo assistenza ma non si può caricare di altre criticità l’industria italiana», ha ripetuto il presidente di Confindustria.

Per realizzare Industria 4.0, ha aggiunto, occorre «un intervento organico di politica economica, servono scelte sui nodi di sviluppo». Inoltre c’è bisogno «di una visione lunga nell’interesse del paese: il ritorno al proporzionale, ad un paese con forze neocorporative e neoconsociative non ci porta ad una società 4.0», ha detto Boccia. «Mi fa paura – ha proseguito – che si continuino a caricare di deficit di competitività le industrie italiane. Se per motivi elettoralistici si vuol portare alla paralisi una parte del sistema industriale italiano non lo consentiremo. Deve finire questa fase in cui quando c’è qualcosa da prendere lo si prende dalle aziende perché tanto non votano ed è la cosa più semplice. È un errore perché poi la crescita non arriva». Per il presidente degli industriali le patrimoniali sui fattori di produzione, l’Imu sui capannoni o l’Irap «sono un errore tattico per un paese che deve puntare sull’industria». La questione industriale come questione nazionale, da riproporre con maggiore enfasi nel Sud.

Per rendere l’industria italiana competitiva la produttività, secondo Boccia, è un fattore «essenziale. Ma la produttività non la determina un solo soggetto. Lo scontro è tra una vecchia cultura corporativa e una società aperta e che include». I giovani, innanziutto: il presidente di Confindustria ha rilanciato l’ipotesi di azzerare il cuneo fiscale per i giovani per i primi due anni «per un grande progetto di inclusione. Il punto non è concentrarsi sulla cifra della manovra correttiva, la domanda è se posiamo costruire una grande stagione di reazione dell’economia in chiave italiana ed europea». Protagonisti di questa sfida di Industria 4.0 sono anche le banche, chiamate a valutare sempre di più gli aspetti qualitativi delle imprese. Ieri durante il dibattito è stato annunciato il progetto “+Valore” per diffondere una cultura di impresa innovativa tarata su 4.0: ci saranno 5 tappe, a partire da maggio, coinvolgendo 50 imprese meridionali, in collaborazione con Università e istituzioni.

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