Dieci fari della Sardegna diventeranno alberghi di lusso

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By Federdat Settembre 28, 2017 07:05 Updated

Dieci fari della Sardegna diventeranno alberghi di lusso

I vecchi fari e le torri costiere rinascono con il turismo. Trasformandosi in alberghi o ristoranti di lusso. Quasi una scommessa per strutture suggestive che, a causa dell’inutilizzo, rischiano di restare abbandonate. Per il momento si tratta di dieci immobili situati in diversi centri delle coste della Sardegna che, in seguito all’intesa sottoscritta tra la Regione Sardegna e l’Agenzia del Demanio, potranno essere affidati agli imprenditori che vorranno trasformarli in strutture turistiche e ricettive.

Nello specifico l’intervento riguarda il vecchio Faro di Razzoli e l’ex stazione di vedetta di Marginetto, nell’arcipelago di La Maddalena, le ex stazioni semaforiche di Capo Ferro a Porto Cervo e di Punta Scorno all’Asinara, il Faro di Punta Filetto (La Maddalena), l’ex Faro di Capo d’Orso (Palau), le ex stazioni segnali di Capo Sperone (Sant’Antioco) e di Punta Falcone (Santa Teresa di Gallura), l’ex stazione di vedetta di Capo Figari (Golfo Aranci) e il Faro di Capo Comino (Siniscola), l’unico ancora di proprietà dello Stato. «Non possiamo permettere che luoghi di tale suggestione rischino il degrado – dice il presidente della Regione Francesco Pigliaru durante la presentazione dell’accordo –. Al contrario, vogliamo che contribuiscano alla ricchezza della nostra regione trovando nuova vita in un contesto volto a preservare la bellezza ambientale, che è poi ciò che dà il valore. Chi arriva in Sardegna richiamato dal fascino dei fari e dallo straordinario paesaggio in cui sono calati è certamente un turista particolarmente attento e deve poter trovare dei percorsi mirati a far scoprire anche la bellezza altrettanto importante e densa delle zone più interne».

L’affidamento avverrà attraverso un bando che sarà pubblicato entro la fine dell’anno e prevede la concessione della struttura per 50 anni. «Si tratta di una fase che rientra nel programma Orizzonte fari – spiega Cristiano Erriu, assessore regionale agli Enti locali – che riguarda proprio il programma di valorizzazione di dieci fari sparsi per la Sardegna e di particolare pregio storico, artistico e paesaggistico». Nessun finanziamento pubblico, per chi vorrà intervenire ma solo la disponibilità del bene per mezzo secolo. «Chi prenderà in gestione il faro dovrà occuparsi di avviare gli interventi di ristrutturazione e adeguamento – continua ancora Erriu – e inoltre pagherà un canone limitato, anche alla luce delle opere che saranno svolte per renderlo fruibile. La priorità sarà data ai progetti più ambiziosi che contribuiscano al rilancio economico e turistico dei territori, nel rispetto dell’ambiente e del paesaggio».

Non ci sono solo i fari nel panorama delle iniziative portate avanti per la valorizzazione del cosiddetto “turismo lento” che punta a lavorare con le aree interne dell’isola. L’intesa siglata dalla Regione riguarda anche un altro progetto che si intreccia con quello dei fari e riguarda le vecchie stazioni o case cantoniere dismesse o i passaggi a livello chiusi situati lungo i cosiddetti cammini religiosi o ciclovie. Immobili attualmente in disuso edificati in un itinerario lungo 1230 chilometri. «In questo caso la concessione è gratuita per un periodo di 9 anni più nove – prosegue – e le strutture potranno essere utilizzate per realizzare attività imprenditoriali. Questo format sarà utilizzato anche in analoghe procedure di concessione di valorizzazione di altri beni immobili di proprietà della Regione».

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