Dal marmo di Carrara un indotto di 500 milioni per il territorio

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By Federdat Luglio 14, 2017 09:37 Updated

Dal marmo di Carrara un indotto di 500 milioni per il territorio

Il distretto del marmo di Carrara “misura”, per la prima volta, la ricaduta economica su un territorio e su una comunità che non sempre l’hanno visto, percepito e trattato come una risorsa e un motore dello sviluppo locale. E svela le carte che portano a un impatto complessivo, prodotto sulla provincia di Massa Carrara, superiore a 500 milioni di euro. Di questi, 147 milioni sono le remunerazioni ai collaboratori; più di 10 milioni sono restituiti al settore bancario; oltre 70 milioni sono di imposte e tasse (tra cui 27 milioni della cosiddetta tassa marmi); il resto sono gli acquisti di materie prime e servizi effettuati da fornitori della provincia.

I dati sono contenuti nel Bilancio di sostenibilità sul settore lapideo promosso da Confindustria Livorno-Massa Carrara e elaborato dall’Alta scuola Impresa e società dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano intervistando le 20 maggiori aziende del distretto.

Il report certifica che l’estrazione di marmo e materiali lapidei è scesa del 37% negli ultimi 15 anni, attestandosi ora a 3,3 milioni di tonnellate; che oltre il 40% dei blocchi estratti è lavorato nella provincia; che il valore della produzione delle 100 cave in attività sfiora i 200 milioni, mentre quello delle aziende che lavorano la pietra arriva a 800 milioni. Il fatturato aggregato del settore si avvicina dunque a 1 miliardo di euro. Le aziende sono più di 1.200 con cinquemila addetti più tremila nell’indotto.

Il report segnala anche come le aziende del comparto stiano intensificando gli investimenti in formazione e l’attenzione all’ambiente e alle certificazioni aziendali.

Per gli industriali lapidei si tratta di un’operazione trasparenza che punta a tre obiettivi: sfatare i luoghi comuni che negli anni hanno deteriorato l’immagine del settore; costruire un dialogo permanente con la comunità e le istituzioni locali basato su dati e fatti; sostenere l’azione con «massicci investimenti in tecnologia» diretti a migliorare compatibilità ambientale e sicurezza.
Erich Lucchetti, presidente della delegazione di Massa Carrara di Confindustria Li-Ms, non ha nascosto gli errori del passato: «Se una comunità quasi mono-prodotto detesta chi in questo prodotto è immerso significa che abbiamo sbagliato – ha detto – ma ora cambiamo passo con una operazione di trasparenza. E con l’intento di recuperare e valorizzare l’identità distintiva di un territorio rappresentata dal marmo di Carrara».

Cioè da una delle poche materie prime made in Italy, che ha grande appeal sui mercati internazionali, ma che – fino a oggi – è stata fonte di contrapposizioni e polemiche infinite sul territorio. Quelle polemiche che il Bilancio di sostenibilità, che d’ora in poi avrà cadenza annuale, punta a spazzare via per «riproporre sui mercati globali quel blocco compatto e di impareggiabile bellezza che si chiama marmo di Carrara».

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