Dai privati 180 milioni per il rilancio di Portovesme

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By Federdat Maggio 2, 2017 11:36 Updated

Dai privati 180 milioni per il rilancio di Portovesme

Un piano da 180 milioni di euro, di risorse private, per bonificare i siti industriali di Portovesme. Una cifra importante utilizzata per completare opere già avviate o dare il via ad altri interventi destinati a risanare spazi dove ancora si lavora o sono in corso vertenze e progetti per la ripresa produttiva. Si tratta delle aree di Alcoa, Eurallumina, Portovesme Srl (Glencore), Ligestra (ex Alumix), Enel. A illustrare le cifre è il rapporto periodico sullo stato di attuazione del Piano Sulcis della Regione Sardegna in cui sono indicati dettagli e stato delle opere.

Per Salvatore Cherchi, coordinatore del Piano Sulcis, «gli interventi di bonifica non impediscono il riavvio degli impianti fermi e non condizionano il lavoro di quelli in marcia». Non a caso, molte opere, come l’impermeabilizzazione dei suoli, sono state già realizzate. In qualche caso, invece, i lavori stanno per partire. Come nel sito dell’Alcoa, dove con un impiego di 27 milioni di euro sarà portato avanti il progetto «totalmente a carico dell’azienda», che prevede «lo scavo e lo smaltimento esterno – si legge nel Rapporto –. Sono previsti la rimozione e lo smaltimento di circa 62.500 metri cubi».

È atteso previsto per il 2018, invece, il completamento dell’intervento che riguarda l’ex Alumix in capo a Ligestra. In questo caso il piano da 52 milioni di euro complessivi riguarda la bonifica dei suoli – che interessa un volume totale di circa 330mila metri cubi di residui di demolizione delle celle elettrolitiche ed è finalizzata al ricollocamento in situ di 208mila metri cubi – e lo smaltimento o recupero «off site» dei residui 122mila metri cubi.

Gli interventi che riguardano la vicina Eurallumina (raffineria di bauxite controllata dalla russa Rusal ferma da alcuni anni e in attesa di completare l’istruttoria per il riavvio) prevedono opere per un costo complessivo di 10,42 milioni di euro per rimozione hot spot dove possibile (e «phyto remediation» nella parte sterrata inquinata); risistemazione delle aree pavimentate; barriera idraulica per il recupero della falda.

All’Enel l’attività è in corso e prevede la «caratterizzazione e bonifica acque di falda, suoli ed area parcheggi DeNox, per 11 milioni di euro»; la bonifica del parco ceneri e la bonifica dei cumuli ceneri per 15 milioni di euro.

Alla Portovesme srl (Glencore) in campo c’è il progetto operativo di bonifica dei suoli. «Attualmente – si legge nel piano – è in corso il primo stralcio che riguarda il settore sud ovest dello stabilimento con un investimento di oltre 8 milioni di euro a fronte di un investimento complessivo previsto pari a circa 25 milioni di euro, interamente a carico della società». C’è poi il programma consortile per la bonifica della falda acquifera sotterranea. In questo caso la stima di massima dei costi valuta in circa 19 milioni di euro l’investimento e in circa 7 milioni di euro il costo di esercizio annuo.

«È la prima volta che risorse private vengono impiegate in un settore importante come quello delle bonifiche industriali – conclude il coordinatore del piano Sulcis –. Questi interventi dimostrano come si possa fare industria all’interno delle regole».

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