Confagricoltura: rivedere gli aspetti Pac che penalizzano grandi imprese

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By Federdat Marzo 31, 2017 08:42 Updated

Confagricoltura: rivedere gli aspetti Pac che penalizzano grandi imprese

Innovazione e competitività sono le parole d’ordine di Massimilano Giansanti, 43 anni romano, (a capo di Agricola Giansanti e amministratore del gruppo aziende Di Muzio specializzate nella produzione di cereali, latte e agroenergie) eletto alla presidenza della Confagricoltura. Si preannuncia un cambio di passo importante, anche se Giansanti non vuol sentir parlare «nè di continuità, nè di discontinuità. Credo solo nelle fasi».
Le premesse di una presidenza forte ci sono tutte anche se una delle cifre del nuovo corso, come ha sottolineato più volte il neo presidente, è il gioco di squadra. Nove i membri di giunta (solo tre riconferme), con una presenza di tre imprenditrici, mentre i vice presidenti saranno nominati a maggio.

Giansanti parte da una consapevolezza: le aziende di Confagricoltura, che esportano e si confrontano sui mercati, avvertono tutti gli effetti della globalizzazione: «Basta – dice – con lo slogan tutto bene. È necessario trovare soluzioni per il sistema». L’attenzione dunque è concentrata soprattutto sulla revisione di medio termine della Politica agricola comune. La nuova squadra sta lavorando alle proposte del «decreto Omnibus» che dovrebbe correggere alcune storture dell’attuale Pac. A partire dal greening che – afferma Giansanti – «non funziona. Non garantisce lo sviluppo di un’agricoltura sostenibile, ma è solo un appesantimento burocratico soprattutto per le grandi imprese, quelle sopra i 30 ettari che sono la media dei soci Confagricoltura». Tra le altre priorità la rivisitazione del ruolo dell’imprenditore agricolo, il ricambio generazionale, l’innovazione e la digitalizzazione.

Per Giansanti è strategico, nei prossimi tre anni, creare le condizioni di competitività del sistema agroalimentare italiano che deve aprirsi agli investimenti. Il brand del Made in Italy, infatti, secondo il numero uno degli imprenditori agricoli, nasconde le inefficienze del sistema Italia che impediscono all’agricoltura di essere competitiva sui mercati europei ed extra-Ue. Per il neo presidente di Confagricoltura serve anche più ricerca e meno oscurantismo. Inevitabile il riferimento alla spinosa questione degli Ogm: «Dobbiamo ricordare che le sementi da cui si ottiene il grano per la pasta italiana sono francesi.

Grani francesi che vengono poi seminati in Puglia non possono non fare fatica. È necessario che riprenda quota la ricerca italiana, deve ripartire dal Crea». A livello associativo la Confagricoltura “modello Giansanti” deve nascere dai territori, stare in mezzo agli agricoltori, punto di riferimento dell’impresa agricola.

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