Carrelli elevatori e gru made in Italy entrano nell’era digitale

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By Federdat Luglio 8, 2017 10:34 Updated

Carrelli elevatori e gru made in Italy entrano nell’era digitale

Sono settori di nicchia, ma che rivestono un ruolo chiave nel sistema produttivo manifatturiero italiano. Un po’ come un ingranaggio in un sistema complesso, senza il quale tutto il meccanismo rischierebbe di bloccarsi. Carrelli, sistemi di sollevamento, gru e scaffalature sono stati analizzati per la prima volta nel Libro bianco dedicato alla movimentazione e alla logistica e realizzato da Aisem (Associazione italiana sistemi di sollevamento, elevazione e movimentazione) insieme ad Anima (Federazione delle Associazioni nazionali che, in seno a Confindustria, rappresenta le aziende dell’Industria Meccanica). Un’iniziativa funzionale a Intralogistica, il prossimo salone del settore, organizzato dalla filiale italiana di di Deutsche Messe, in programma dal 29 maggio all’1 giugno 2018 a Rho Fiera.

Dal lavoro di Anima e Aisem, emergono indicatori e performance di tutto rispetto, come ad esempio il grado di internazionalizzazione del comparto dei carrelli elevatori, che vantano un’incidenza dell’export sul fatturato che raggiunge il 90%. Incrociando i dati dello studio, l’Italia esporta nell’ordine dei 600 milioni di dollari (dati 2015) con un saldo commerciale positivo per 310 milioni circa e insieme a Stati Uniti, Francia, Regno Unito e Germania «è tra i principali produttori ed esportatori». Le imprese di questo ambito analizzate dallo studio si concentrano per la maggior parte nella fascia compresa tra Emilia Romagna, Veneto, Lombardia e Piemonte. Le consegne di carrelli elevatori made in Italy sono dirette soprattutto verso l’Europa per il 71%, il 9% verso gli Usa, l’8% verso Est Europa e Russia. Quote minori per Asia, Africa, Sudamerica e Australia. «Il comparto – si legge nello studio – guarda specificamente ai settori logistica, trasporto e Gdo» e sempre più nelle aziende si fanno strada elementi 4.0 «come controllo e monitoraggio a distanza, geolocalizzazione, manutenzione online».

Diverso il discorso per i sistemi di sollevamento che, come spiega il Libro bianco, «hanno un ciclo di vita del prodotto molto lungo che impatta sull’obsolescenza del comparto, diventando un freno all’innovazione». Per contro le aziende del settore sono le seconde esportatrici in Germania dopo la Cina, «che però ha una quota di mercato doppia» rileva l’analisi Anima Aisem. In questo caso le rotte dell’export sono più diversificate rispetto ai carrelli, con un 39% di prodotti diretti verso l’Europa, il 23% verso l’Asia, l’11% negli Usa, il 10 in Africa, il 9% in Russia, il 6 in Sudamerica, il resto in Australia.

Il settore delle gru ha numeri più ridotti e aziende in evoluzione, ma anche con ampi margini di crescita. Siamo i quinti esportatori mondiali negli Stati Uniti, anche se con appena 6,1 milioni di dollari (su un totale di gru esportate per circa 60 milioni). La Germania, che è il primo esportatore vergli gli Usa, vantava nel 2015 (anno cui si riferiscono i dati) oltre 360 milioni di dollari di export, con una quota di mercato pari al 50%.

Il mercato a stelle e strisce è quello maggiormente promettente anche per le aziende che realizzano scaffalature: ma solo il 2% della produzione made in Italy è diretta verso quell’area. La stragrande maggioranza del comparto dirige le proprie attenzione verso il “giardino di casa”, l’Europa, che rappresenta una quota pari al 76% del totale. Gli elementi critici del comparto, secondo lo studio Aisem-Anima, «sono la mancanza di forza del brand, l’alto livello di burocrazia che opprime il mercato italiano, la diversificazione delle normative a livello locale e regionale. Il mercato offre una domanda molto frammentata a causa della presenza di numerose aziende di piccole dimensioni; peculiarità che spesso obbliga a personalizzare il prodotto per ciascun cliente e, di conseguenza, a razionalizzare la catena produttiva e distributiva.

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