Camozzi vuole una Innse 4.0 Gli operai bocciano il piano

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By Federdat Aprile 11, 2017 08:58 Updated

Camozzi vuole una Innse 4.0 Gli operai bocciano il piano

Una delle nuove macchine speciali sarà già installata nelle prossime settimane, tra giugno e luglio: si tratta di uno dei robot per la lavorazione dell’alluminio più grossi al mondo, del valore di circa 3 milioni di euro. Rimossi gli ultimi ostacoli alla piena operatività del sito (in particolare l’ipoteca di Aedes sulle aree) il gruppo Camozzi (circa 2mila addetti e un giro d’affari di 400 milioni) prova a rilanciare la Innse di via Rubattino, a Milano, rilevata quasi 6 anni fa, traghettandola nella nuova stagione dell’automazione e dell’industria 4.0 con un nuovo piano industriale. Parte degli operai, però si oppone, e respinge la proposta, criticando le scelte.

La spesa per investimenti sarà di circa sette milioni, di cui 3,5 in impiantistica (il maxirobot in arrivo in estate, in particolare, è stato progettato da un’altra azienda del gruppo bresciano, Berardi).

Saranno installate macchine nuove, dotate di controllo numerico e sensoristica, per lavorazioni speciali (capaci di tolleranze minime), non solo su ghisa e acciaio, ma anche per l’alluminio. Robotica che integrerà e rimpiazzerà, in parte, lo storico parco macchine del gruppo, che comprende macchinari grandi fino a 13 metri di altezza. Un parco macchine d’eccellenza, di cui lo stesso Attilio Camozzi, fondatore dell’omonimo gruppo, artefice dell’operazione Innse e scomparso pochi anni fa, aveva sottolineato la qualità. Ma i tempi sono cambiati. Oggi questi impianti rischiano, nel giudizio dei vertici bresciani, di essere inadeguati alle nuove esigenze del mercato, orientato alla digitalizzazione.

Il rilancio di Innse, che si occupa di lavorazioni meccaniche per il settore dell’impiantistica e dell’energy, prevede nuove assunzioni e formazione: sette persone stanno seguendo un percorso di training a Brescia e nelle prossime settimane saranno inserite in organico per occuparsi di specifiche lavorazioni, oggi non presidiate dall’azienda milanese.

«Certe mansioni – spiegano dall’azienda – non saranno più necessarie con la nuova struttura impiantistica: per questo motivo abbiamo accompagnato alla pensione alcuni dipendenti, ringiovanendo l’organico».

La scelta ha prodotto frizioni con i lavoratori (circa una trentina gli addetti, 4 le uscite previste). Il piano è stato condiviso con i sindacati e al tavolo del Mise(dalla mediazione sono emerse garanzie come la deroga al Jobs act per i nuovi assunti e l’estensione al 2030 del vincolo di destinazione d’uso industriale alle aree), ma un referendum l’ha respinto. I lavoratori, gli stessi che 7 anni fa avevano occupato il carroponte per protestare contro lo smantellamento dell’azienda (protesta che poi aprì la strada all’operazione si salvataggio di Camozzi) difendono ancora una volta il loro parco impianti. Questa volta si parla di rilancio, non di rottamazione. Nonostante questo. parte degli operai si oppone, blocca l’attività, chiede una rinegoziazione. Camozzi intende proseguire nel solco del piano, che sarà presentato in Prefettura, a Milano. «Noi siamo pronti a investire – spiegano dall’azienda -, la domanda è: a Milano si vuole fare industria o no? Se ci sarà impedito, se ci sarà sbarrata la strada, allora ce ne andremo».

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