Brevetto unico tra pressing Ue e nodo Brexit

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By Federdat Maggio 29, 2017 08:14 Updated

Brevetto unico tra pressing Ue e nodo Brexit

Torna alla ribalta il brevetto unico europeo. Dopo mesi di attese e rinvii al Consiglio Ue Competitività di oggi a Bruxelles i 26 Paesi che hanno aderito alla “cooperazione rafforzata” per introdurre un’unica protezione delle invenzioni sul territorio europeo saranno invitati a scoprire le carte sulle loro intenzioni e ad accelerare i tempi di ratifica del trattato intergovernativo per l’istituzione di un Tribunale unificato dei brevetti, tassello indispensabile per completare un puzzle che sta molto a cuore al mondo delle imprese, italiane ed europee.

Una delle ipotesi allo studio è partire al più presto con la «fase 1» – forse già dopo l’estate – per mettere a punto la macchina organizzativa, con la nomina dei giudici e il collaudo dei sistemi informatici. Mentre la «fase 2» con il decollo del brevetto unitario, come spiega al Sole 24 Ore il Presidente dell’Epo, Benoît Battistelli, «potrebbe scattare nella primavera 2018». La cautela è però d’obbligo, perché solo in seguito alle discussioni di oggi si potrà avere una maggiore chiarezza sulla tempistica. A complicare i giochi è soprattutto la Gran Bretagna, che nonostante il divorzio dalla Ue ha aderito al progetto del brevetto unitario.

Lo stato delle ratifiche
Nella riunione di oggi è prevista un’informativa da parte della Presidenza di turno maltese e delle delegazioni di Belgio, Svezia e Lussemburgo con una fotografia aggiornata delle ratifiche. Per far partire il Tribunale unico dei brevetti ne occorrono almeno 13 tra le quali quelle, indispensabili, di Germania, Francia e Gran Bretagna. Per ora in 12 (tra cui l’Italia) hanno ratificato e depositato il testo al Segretarato generale del Consiglio Ue, mentre altri cinque (Germania, Lituania, Lettonia, Slovenia e Gran Bretagna) hanno ottenuto il via libera del Parlamento ma non hanno ancora depositato il testo. A Londra il dossier ha subìto però un nuovo rallentamento in seguito alla decisione della premier Theresa May di indire le elezioni anticipate il prossimo 8 giugno, mentre Berlino ha sempre dichiarato l’intenzione di essere l’ultima a depositare la ratifica. Mancano poi all’appello altri otto Paesi, mentre Spagna e Croazia non hanno aderito e la Polonia ha detto sì alla protezione unica, ma non al Tribunale unico.

Anche per questo il presidente di Epo, Battistelli – che aveva cautamente previsto il possibile debutto del brevetto e delle relative corti entro quest’anno – spiega che «è solo una questione di volontà politica e che ormai si può considerare la primavera del 2018 come potenziale periodo di entrata in vigore del nuovo brevetto unitario».

In attesa di arrivare alle tredici ratifiche, una delle ipotesi sul tavolo è quella di far entrare al più presto in vigore il cosiddetto «Protocollo sull’applicazione anticipata dell’Accordo sul Tribunale unico dei brevetti» per partire con la macchina organizzativa e non trovarsi impreparati al momento del rilascio dei primi brevetti Ue. Questa soluzione è condivisa anche dal governo italiano che considera il nuovo sistema uno strumento essenziale per sostenere l’innovazione e la competitività. Anche qui vale la regola del 13: tante, infatti, devono essere le firme. Ma la strada appare percorribile perché tra i 9 che hanno siglato il Protocollo figura anche la Gran Bretagna. Gli altri sono Italia, Francia, Belgio, Danimarca, Finlandia, Lussemburgo, Olanda e Svezia, mentre tra i big manca ancora la firma tedesca.

NOI E GLI ALTRI
Confronto delle tasse di rinnovo in euro (Fonte: Epo)

Il nodo britannico
Più tortuoso è il cammino verso la «fase 2». Senza la ratifica britannica dell’accordo sul Tribunale unico il rilascio dei primi brevetti non potrà partire. Alcuni addetti ai lavori premono affinché Londra si adegui al più presto, perché c’è il rischio che il dossier finisca sul tavolo delle più ampie trattative sulla Brexit per diventare eventuale “merce di scambio” o “ostaggio” dei rispettivi veti. Nuovi problemi sorgeranno semmai in seguito, quando il Paese lascerà la Ue. A quel punto – e i Paesi sostenitori della protezione unica ne sono ben consapevoli – per mantenere in vita il brevetto occorrerà modificarne il Trattato istitutivo, ma questo aspetto appare per molti come “il male minore”. La Gran Bretagna, del resto, ha molto da guadagnare dall’adesione al progetto, a cominciare dal Tribunale unico del brevetto di cui la sua capitale sarà, insieme a Monaco, una delle sezioni della sede principale assegnata a Parigi. «Si tratta di una piena responsabilità squisitamente politica che dipende dalle due parti al tavolo negoziale – ha precisato il presidente di Epo, Battistelli – e non da Epo. Certamente dopo il voto su Brexit, Londra ha costantemente sottolineato la sua volontà di finalizzare la ratifica». La Federazione delle industrie tedesche (Bdi) sollecita invece di imboccare un’altra strada: «Non possiamo aspettare fino al 2019 per avviare il brevetto unico senza la Gran Bretagna. Suggeriamo un’applicazione preliminare del brevetto negli altri Paesi lasciando la porta aperta agli inglesi: continuiamo a credere che Londra debba aderire, ma anche senza di loro il brevetto unico è un grande vantaggio per l’industria europea».

Il ruolo dell’Italia
L’Italia ha sottoscritto il Protocollo sull’applicazione anticipata lo scorso febbraio. Questo consente al nostro Paese di avere voce in capitolo nella macchina organizzativa, compresa la nomina dei giudici del Tribunale unico . Non solo. Roma ha anche ottenuto di avere una sede locale della Corte, che è già stata individuata in via San Barnaba a Milano. Qui siederanno 3 giudici (due italiani e uno di altra nazionalità europea) e le udienze saranno in italiano. Un ultimo nodo da sciogliere resta l’assegnazione del personale amministrativo: 6-7 persone che dovranno essere distaccate dall’amministrazione pubblica per i sette anni di periodo transitorio.

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