Bologna sarà il data center europeo per la ricerca sul clima

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By Federdat Marzo 2, 2017 10:42 Updated

Bologna sarà il data center europeo per la ricerca sul clima

Bologna ha battuto la concorrenza di tre città inglesi, di Lussemburgo, della finlandese Espoo e dell’islandese Akureyri e sarà la sede del data center del centro meteo europeo (Ecmwf), organizzazione intergovernativa di 34 Paesi che fornisce previsioni meteorologiche e climatiche a medio termine, informazioni strategiche sia per l’uso civile (dall’aeronautica alla protezione idrogeologica) sia per la difesa nazionale, che sganciano finalmente l’Italia dalla totale dipendenza dall’estero per le previsioni numeriche sull’atmosfera.

«Una grandissima notizia e un’enorme soddisfazione per l’Italia, l’Emilia e Bologna», così il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ha commenta il verdetto arrivato ieri dal Council dell’European centre for medium-range weather forecasts, riunitosi in seduta straordinaria a Reading (attuale sede del centro meteo, 40 miglia a ovest di Londra) per decidere la nuova casa dei super-computer che conterranno ed elaboreranno la mole enorme di dati e informazioni sul clima europeo per i prossimi 30 anni.

«Da qui a giugno verranno definiti gli aspetti tecnici legati al cosiddetto “accordo di sede”, che ratificherà l’arrivo sotto le Due Torri della struttura», precisa il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, rimarcando che a vincere à stato «il gioco di squadra tra istituzioni, università, centri ricerca».

A ospitare il data center sarà il Tecnopolo di Bologna, in via di costruzione nell’area dell’ex Manifattura tabacchi: 9mila metri quadrati, ampliabili fino a 20mila, nella prima periferia del capoluogo, connessi alla rete scientifico-universitaria Garr, con un impianto Terna in grado di garantire subito 10 MW di potenza raddoppiabili; con la rete in fibra ottica Lepida che assicura subito una capacità di 60 Gbps , in una posizione geografica strategica rispetto al resto dell’Ue per i collegamenti ad alta velocità via ferro e via aria; in una smart city sede della più antica università del mondo occidentale (84mila studenti) e con la più alta incidenza in Italia di ricercatori.

Nella legge di bilancio 2017 è già previsto uno stanziamento di 50 milioni di euro in tre anni (articolo 1, comma 606) per l’infrastrutturazione del progetto, volàno non solo di occupazione altamente qualificata e internazionale (oggi a Reading lavorano 300 ricercatori do 30 nazionalità), ma anche di indotto industriale e di servizi nel mondo delle informazioni meteo-climatiche.

«Abbiamo la conferma che Bologna compete su scala mondiale per il suo valore scientifico e tecnologico, perché già oggi ospita la più importante piattaforma europea per big data e big science e concentra il 70% della capacità di calcolo e di storage nazionale grazie alla presenza di Cineca, Infn e altri istituti di ricerca nazionale, con oltre 1.700 ricercatori coinvolti», precisa l’assessore regionale alla Ricerca e università, Patrizio Bianchi. E per festeggiare l’assegnazione a Bologna del data center, il Palazzo del Podestà, in piazza Maggiore, si è illuminato di blu fino a tarda notte.

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