Boccia: «L’industria del Paese può ripartire dal Mezzogiorno»

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By Federdat Giugno 24, 2017 17:41 Updated

Boccia: «L’industria del Paese può ripartire dal Mezzogiorno»

La questione industriale «non è una questione di latitudine, ma è una questione nazionale». Detto questo, «il Mezzogiorno può rappresentare la molla dello sviluppo del Paese». Le potenzialità del Sud, ma anche l’innovazione, il piano Industria 4.0 da mantenere e anzi potenziare, la necessaria stabilità del governo per fare riforme e procedere allo sviluppo («Dopo la Brexit, l’Italia può giocare una grande partita in Europa con Francia e Germania e non essere marginale, ma ciò vuol dire avere una politica forte nel Paese»), ma anche un consuntivo del primo anno alla guida dell’associazione degli industriali italiani.

Sono questi i punti chiave dell’intervento del presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, intervistato oggi a Bisceglie dal direttore della redazione giornalistica del Gruppo Norba, Vincenzo Magistà durante la terza giornata di Digithon, maratona di idee d’impresa che si rifanno al digitale organizzata dal parlamentare pugliese Francesco Boccia con al collaborazione, fra gli altri di Confindustria Bari-Bat. Una manifestazione che ha registrato, sul sito digithon.it, oltre 140mila visualizzazioni di pagina provenienti da 80 stati diversi: dal Kenya alla Russia, dal Messico al Nepal, sono stati più di 10mila i voti social per le startup in gara.

«A maggio 2016 – dice Boccia ritornando a un anno fa quando ha preso la guida di Confindustria – abbiamo chiesto al Governo del Paese di intervenire sulla politica economica che intervenisse sui fattori di competitività e non sui settori”. Quindi “non politiche per la domanda che non rendono competitivo il sistema industriale italiano, ma facendo politiche che rendono competitive le imprese italiane arriviamo alla domanda attraverso l’occupazione». Insomma «un cambio di paradigma: definire gli obiettivi da realizzare considerando una crescita una precondizione, individuiamo strumenti, risorse e poi interveniamo sui saldi di bilancio». Questo «patrimonio culturale è un elemento essenziale che rivendichiamo come Confindustria».

L’interlocutore – il Governo – non è chiaramente una variabile insignificante. «Il punto interessante dei Governi Renzi e Gentiloni è che sono due Governi post ideologici. E questo obbliga i corpi intermedi dello Stato a evolvere il proprio pensiero». Questo perché con questi due esecutivi, afferma il presidente di Confindustria, si finisce per avere poche speranze di portare a casa qualcosa «se si vanno a porre questioni categoriali». Ma «per le proposte che hanno a cuore la crescita del Paese ci sono buone probabilità». In definitiva, quindi, con l’Esecutivo si ha oggi «un confronto senza pregiudizi, senza preconcetti».
In tutto questo c’è però un’operazione culturale da fare, secondo Boccia, per «rivendicare la cetralità della questione industriale come questione di tutto il Paese e per la crescita dell’economia intera».

Un pensiero che può apparire scontato, ma che invece per il numero uno di Viale dell’Astronomia non lo deve essere poi tanto visto che «mi porta ad andare in giro per l’Italia a dire sempre le stesse cose, ma io non mi stanco: la questione industriale non è la questione degli industriali. Ma è la sfida del Paese, che è il secondo Paese industriale d’Europa nonostante le criticità». Essere secondi «è una criticità», ma ci dice anche che «se in un piano di medio termine rimuovessimo le criticità l’Italia potrebbe essere in vetta». Del resto, «rispetto alla Germania l’Italia paga il 20% di global tax rate in più e il 30% in più di costo dell’energia». Ma la questione culturale ritorna spesso nel discorso anche insieme ai nodi dello sviluppo: «Ieri pomeriggio ero a Reggio Emilia all’assemblea di Federmeccanica e c’erano i tre segretari del sindacato. Hanno da poco firmato il contratto. E il clima era quello di una voglia di accettare una sfida che cambia un metodo, parte dalle fabbriche per andare alle famiglie e all’economia».
Il Sud è comunque l’argomento centrale in cui il discorso cade più spesso. “Per noi non esiste una questione di latitudine meridionale e settentrionale, ma una questione sostanziale,
industriale, che è nazionale. La questione industriale può ripartire dal Mezzogiorno con l’uso intelligente dei fondi strutturali”. Ci sono comunque “strumenti che nel Sud permettono benefici fiscali fino al 40% degli investimenti, istituzioni come Invitalia che fra finanziamenti a tasso agevolato e contributi in conto capitale arrivano a finanziare fino al 70% dell’investimento sopra i 20 milioni, contratti di programma. Abbiamo criticità infrastrutturali, ma riportare l’attenzione su questi strumenti è importante”. Anche perché “tutto questo può indurre a ritenere che ci siano elementi di convenienza a investire nel Paese”. La speranza, chiosa Boccia “è che il Mezzogiorno diventi il simbolo della grande rinascita italiana”.
Per Boccia però, al Sud come nel resto del Paese, perché il meccanismo non si inceppi c’è una conditio sine qua non: “Non si possono smontare le cose che funzionano. Penso ad esempio agli iperammortamenti”. E poi l’attenzione ai giovani: “Il futuro è delle idee e dei giovani. Dobbiamo spingere sul piano inclusione dei giovani, dobbiamo azzerare il cuneo fiscale per i giovani, per chi è fuori dalle fabbriche, non per chi è dentro. Includere i giovani e costruire una grande stagione di sviluppo è un bellissimo progetto di visione che elimina ansietà e recupera fiducia nel Paese, e il Mezzogiorno può avere un valore rilevante”.
Di Sud ha parlato anche il Governatore della Puglia Michele Emiliano, dallo stesso palco di Digithon. “I governi italiani che hanno guardato al Sud sono pochissimi, si contano sulle dita di una mano. Adesso dovranno prendere atto che il confine non è più a nord. Ci auguriamo si verifichi quel riequilibrio tra nord e sud che è la chiave per riprendere il cammino della
competitività italiana”.

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