Biella progetta la «seconda vita» degli spazi industriali

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By Federdat Marzo 30, 2017 20:13 Updated

Biella progetta la «seconda vita» degli spazi industriali

Il patrimonio industriale è patrimonio culturale. E c’è un oltre rispetto alla semplice logica del recupero che parla attraverso progetti ed esperienze concrete di valorizzazione e riuso, in mezza Italia. Venti esperti a confronto a Biella, distretto industriale tra i più antichi e riconoscibili in Italia, per raccontare progetti di recupero e di valorizzazione. Casi di successo, storie che funzionano, pratiche innovative che hanno rimesso in campo ex fabbriche e aree industriali grazie alla cultura, alla creatività, a nuove destinazioni d’uso.

Quattro le linee guida individuate: heritage telling, creative factory, temporary use e infine business model. Percorsi possibili, raccontati attraverso storie di recupero e riuso messe a segno: la ex Cartiera Rizzoli di Marzabotto, al centro del progetto re-acts, le esperienze di «Dolomiti Contemporanee» modulate su ex luoghi industriali trasformati in luoghi di cultura, storia e socialità, l’esperienza dei paesaggi industriali inseriti iscritti come paesaggi culturali alla Lista del patrimonio mondiale dell’Unesco, i «fili ecologici» realizzati da Hilario Isola per gli strappi nel paesaggio del comune di La Morra.

«L’obiettivo in questa due giorni di lavoro, che segue una iniziativa analoga realizzata nel 2014 – racconta Gelsomina Passadore, responsabile dell’Ordine degli architetti di Biella, tra le promotrici del progetto – è mettere intorno ad un tavolo studiosi e tecnici che abbiano lavorato sul patrimonio industriale e che abbiano realizzato progetti concreti». Un passo avanti, deciso, rispetto alla logica della conoscenza e del recupero del patrimonio, per raccontare a operatori del settore, istituzioni e territori che la rigenerazione è un percorso fattibile e concreto».

Modelli di business a confronto, per inserire nuove attività all’interno del patrimonio industriale, in grado di riattivare lavoro, business, promozione, sviluppo del territorio. «Recupero e sostenibilità economica vanno di pari passo» analizza Cristina Natoli della Soprintendenza per le province Bella, Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli. «Gli Spazi industriali sono molto versatili – aggiunge – non esiste un’unica ricetta ma quello che è importante trasmettere è il valore culturale dei siti e la rigenerazione come fattore di sostenibilità economica».

E non è un caso che sia Biella ad ospitare una due giorni dedicata al tema dei paesaggi industriali. «Il Biellese ha una forte identità legata al patrimonio industriale, tra i più grandi distretti tessili al mondo, ma non c’è ancora abbastanaza consapevolezza del valore culturale di questi edifici» riflette Natoli. Neanche i luoghi dove gli incontri si svolgono sono casuali, a testimonianza di come e quanto le fabbriche dismesse siano patrimonio identitario delle comunità: l’ex Lanificio Maurizio Sella, sito di “archeologia industriale” sede della Fondazione, del SellaLab e di numerose attività e l’ex Lanificio Trombetta diventato la Cittadellarte con la Fondazione Pistoletto.

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