Ancona e le Marche puntano sulle “quattro A” per crescere

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By Federdat Febbraio 22, 2017 16:43 Updated

Ancona e le Marche puntano sulle “quattro A” per crescere

«Lo sviluppo dell’industria 4.0 è un percorso lungo e complesso» e per Michele De Vita, segretario della Camera di commercio di Ancona, passa attraverso «quelli che sono gli asset strategici nel dna della regione: alimentare, arredamento e abbigliamento»: oltre 9.800 imprese, che esportano per 3,4 miliardi di euro (il 29% del totale), alle quali si collega «un’indubbia capacità imprenditoriale e una profonda conoscenza dell’automazione elettrica», che coinvolge complessivamente quasi 300 aziende. Sono le 4A sulle quali Messe Frankfurt ha aperto un confronto tra le eccellenze regionali, con Ancona prima sede di un tour di preparazione alla settima edizione di Sps Ipc Drives Italia, la fiera delle tecnologie per l’automazione elettrica, in programma a Parma dal 23 al 25 maggio.

Tra i primi ad andare incontro al 4.0 c’è Scavolini, nel cui stabilimento di Pesaro sono operativi due magazzini completamente digitalizzati: uno per i semilavorati e l’altro per il prodotto finito. «Siamo in grado di gestire l’ordine, che arriva a governare i macchinari per la produzione e a organizzare persino la logistica», spiega Gianmarco Scavolini, vice presidente del gruppo dell’arredamento.
Sarà operativo entro giugno, invece, il nuovo magazzino automatizzato di Fileni, azienda alimentare del maceratese: in 4 ore garantirà l’attraversamento dello stabilimento, dalla preparazione dell’ordine fino alla spedizione in casse (e non in pallet). «Stiamo portando avanti un investimento rilevante – racconta Andrea Ceccantini, direttore della logistica –, ma necessario per il nostro food extra-fresco, che richiede tempi di evasione molto stretti».

«Stiamo progettando un’integrazione totale tra il magazzino automatizzato dei tessuti, il taglio e la modelleria – anticipa Simone Mengarelli, responsabile tempi e metodi di Lardini, azienda dell’abbigliamento con sede a Filottrano (An) –: ci consentirà di avere un interscambio dati in tempo reale, favorendo un’ulteriore ottimizzazione della produttività. Un repentino cambio di organizzazione: scomparirà l’inserimento manuale di ogni dato in produzione, con un guadagno complessivo sulla gestione e l’utilizzo dei dati stessi».

Biesse Group, colosso che produce macchine per la lavorazione di legno, vetro, pietra, plastica e metallo, ha avviato da diversi anni un percorso di digitalizzazione: dalla supervisione avanzata dell’impianto al digital twin, la simulazione che consente di verificare come verrà il pezzo prima di averlo effettivamente prodotto. La novità assoluta sarà l’internet of things (IOT): «Le macchine, connesse alla rete porteranno su cloud tutte le informazioni relative al loro funzionamento – rivela Alberto Carrotta, automation manager del gruppo pesarese –. Una sorta di service evoluto, che consentirà anche di ottenere statistiche e analisi su dati storici, difficili da ricavare direttamente dalla macchina».

C’è, infine, un ulteriore elemento di scenario che si somma alla esperienze in corso e spinge le aziende delle Marche in direzione del 4.0 e riguarda l’occupazione: secondo l’ultima indagine Excelsior sui fabbisogni professionali delle imprese, la domanda di lavoro è condizionata anche dalla capacità delle imprese di introdurre innovazioni significative di processo e di prodotto, nonché dalla presenza sui mercati internazionali. Il 19,5% delle imprese marchigiane prevede di assumere e se si guardano quelle che, nel corso del 2016, avevano fatto investimenti significativi in innovazione, la quota sale al 30,3%.

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