Al grattacielo Intesa Sanpaolo «Sharing Italia» racconta modelli di cambiamento

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By Federdat Marzo 31, 2017 08:59 Updated

Al grattacielo Intesa Sanpaolo «Sharing Italia» racconta modelli di cambiamento

I nuovi comunicatori accanto alle imprese sociali, le eccellenze del made in Italy e i ricercatori. Per raccontare un’Italia che riparte, con la voglia di condividere nuovi modelli di crescita e di competitività nati grazie a innovazione e nuovi mercati. Al centro, le sfide dell’economia e quelle «in parte sconosciute» del digitale come le definisce Stefano Barrese, responsabile della Divisione Banca dei territori di Intesa Sanpaolo. Il format è fatto di tavoli tematici – 24 su sei temi chiave – di speech e di performance. E si isprira all’agorà tanto che all’apertura dei lavori il busto di Protagora, filosofo greco pre-socratico, è al centro del palco.

Le storie aziendali – dalla tradizione tessile e artistica della Fabbrica Lenta di Giovanni Bonotto alle «capriole» dei nuovi modelli di organizzazione del lavoro diel piano C di Sofia Borri – accanto alle performance, come quelle di Dario Rossi, batterista e produttore musicale. L’obiettivo, ambizioso, è di provare a trovare un «metro comune» che ognuno possa portare nel proprio ambito.

«Con le nostre imprese abbiamo qualcosa in comune – insiste Barrese in apertura dei lavori – crediamo in questo paese, nella capacità di crescere e di creare lavoro». Snocciola i dati della ricchezza d’Italia, i distretti produttivi, 550 miliardi, cresciuti del 3,5% sul 2008, più e meglio della media. Elenca i temi chiave dello sviluppo: lo sguardo internazionale, la valorizzazione delle nicchie di mercato, la digitalizzazione.

Due gionate di lavoro. In plenaria e a gruppi di lavoro. «Il caso Donald Trump» raccontato da Federica Nocera, data scientist dell’Scl group e della sussidiaria Cambridge Analytica, tra le principali realtà di Data science e protagonista del risultato elettorale del nuovo presidente americano. E le intuizioni di Ugo Parodi Giusino nel suo speech Sicilia-Mondo. Lui è il fondatore di Mosaicoon, start up nata a Palermo, appunto, tra le più promettenti in Europa tanto da diventare partner di Facebook per il Video Content marketing.

E ancora, il racconto di business model diversi, come nel «business esponenziale» di David Orban, dove si costruiscono casi di successo in aziende che rinunciano alle gerarchie, ai compiti affidati e al controllo, e così facendo liberano energia: un modello fondato sulla responsabilità individuale. «Accountability» dice, è una parola chiave che non ha un termine in italiano. Peccato. «Bisogna trovare una parola italiana per Accountability. Non averla toglie valore al pil».

Al tavolo principale, nell’agorà verticale organizzata da Intesa Sanpaolo ci sono anche le imprese sociali. C’è l’economia sociale, quasi un unicum nel contesto economico globale, come racconta Marco Morganti, amministratore delegato di banca Prossima. «Non è mai abbastanza presto ammettere l’impresa sociale nell’economia reale» dice e snocciola i dati di una realtà che vale 46 miliardi – valore della produzione – e conta 300mila realtà tra cooperative sociali, enti e associazioni. «Un milione di lavoratori, 5 milioni di volontari, valori intangibili che il nostro Pil non misura ma che portano ricchezza al paese, che rappresentano una ricchezza per il paese».

Tra le esperienze la piattaforma Socialfare, una sorta di accelerartore per servizi e modelli di imprenditorialità sociale e Invictor Led, azienda di Milano, esperienza di lavoro in carcere, specializzata in costruzione e progettazione di apparecchi a led.

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