Africa subsahariana, nuova frontiera per l’arredo made in Italy

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By Federdat Agosto 27, 2017 11:11 Updated

Africa subsahariana, nuova frontiera per l’arredo made in Italy

I numeri sono ancora piccoli, ma il potenziale elevatissimo. Nella cosiddetta «Africa Subsahariana» (definizione assai generica con cui si indicano 47 Paesi molto diversi tra loro) la classe medio-alta rappresenta una fetta ancora ridotta della popolazione. Ma è i numeri (oltre 880 milioni di abitanti, di cui il 41% con età inferiore ai 15 anni e una borghesia in rapida ascesa) sono tali da rendere comunque interessante per le aziende italiane avviare investimenti che potranno dare i loro frutti sul medio-lungo termine.

A oggi, il mercato dell’arredamento in quest’area vale circa 9,6 miliardi di dollari (fonte FederlegnoArredo), di cui il 60% è rappresentato da produttori locali. Se si considerano gli 11 Paesi ritenuti più interessanti dalle aziende del comparto per tasso di crescita economico e demografico (Sud Africa, Nigeria, Costa d’Avorio, Congo, Kenya, Ghana, Senegal, Etiopia, Angola, Camerun e Tanzania), il valore dell’export di mobili italiani è aumentato del 132,2% dal 2009 al 2015, passando da meno di 67 milioni a quasi 158 milioni di euro. Occorre tuttavia tenere conto, spiegano da FederlegnoArredo, che spesso i prodotti italiani vengono introdotti nei Paesi africani da distributori dei Paesi ex coloniali, come Francia, Portogallo o Regno Unito.

Il potenziale dunque – al netto dell’instabilità politica che è il vero, grande deterrente per gli investitori esteri – non manca.

«Ci vorrà del tempo perché in questi Paesi si consolidino le giuste condizioni economiche e il gusto adatti ai prodotti del design italiano – osserva il presidente di Assarredo Claudio Feltrin -. Ma è opportuno farlo ora, per essere pronti quando, tra 5-10 anni, queste condizioni si presenteranno». Niente mordi e fuggi, per intendersi. La strategia giusta è quella di investire in modo continuativo, attraverso partner locali affidabili, nel contract e nel retail. E cominciare dai Paesi che presentano un contesto abbastanza stabile economico, politico e di servizi.

Proprio per questo, circa un anno e mezzo fa FederlegnoArredo (la federazione che rappresenta le imprese dell’intero comparto) ha avviato un progetto di “esplorazione” in questi Paesi. «Ci muoviamo nel solco di quanto anche il Governo italiano sta facendo da tre anni a questa parte – spiega Alessandro Rossi, responsabile del Progetto Africa di Fla – ad esempio con l’apertura di uffici Ice in Sud Africa, Angola, Ghana, Etiopia e Mozambico, che funzionano da coordinamento anche di alcuni Paesi vicini».

LA MAPPA
Export di arredo italiano nei principali Paesi dell’Africa subsahariana. (Fonte: FederlegnoArredo)

Questi mercati vedono interessata la filiera del legno-arredo nel suo complesso. Alcune imprese “pioniere” sono impegnate da decenni nella gestione ed estrazione forestale in modo sostenibile e certificato nelle zone equatoriali come Camerun, Gabon, Costa D’avorio e Ghana. Per quanto riguarda l’arredo, l’Africa è un mercato potenzialmente interessante per i produttori di tutte le fasce, anche quelle più economiche, i cui prodotti possono essere destinati ai progetti di Social Housing, mentre i mobili di fascia media e medio-alta si rivolgono a interessanti nicchie nell’edilizia residenziale e nel contract.

Il contract, conferma il presidente di Assarredo, Feltrin, «è un canale già abbastanza sviluppato anche in questi mercati emergenti. In particolare, i prodotti made in Italy trovano posto nei nuovi complessi residenziali o negli hotel di categoria più alta, oppure nelle sedi direzionali delle multinazionali».

Il retail è invece un canale ancora difficile da sviluppare e in ogni caso limitato alle capitali: aprire un punto vendita con un partner locale affidabile in una città potrebbe essere sufficiente, sapendo che, più ancora che alla vendita, il negozio sarà strategico soprattutto per raggiungere i professionisti. «Bisogna insistere – conclude Feltrin – e avere pazienza. Non è una battaglia che si può vincere nel breve termine, ma una guerra, da combattere sul lungo periodo».

Quanto ai Paesi, il Sud Africa fa un po’ caso a sé: presenta dinamiche economiche, sociali e culturali più affini all’Europa. Qui hanno sede inoltre gli studi di progettazione africani più importanti che, oltre a quelli internazionali, operano in tutto il continente. Non a caso, le principali aziende del design sono già presenti in questo Paese, anche con showroom, che spesso utilizzano come hub per l’intero continente, vista la presenza di specificatori, professionisti e studi di architettura e design a cui appoggiarsi per poi servire anche altre aree del continente, data la mancanza di know-how e competenze professionali, nel settore, in quasi tutti i Paesi.

Proprio la ricerca e la formazione dei partner locali è una delle questioni fondamentali per le aziende che intendono esportare nell’Africa subsahariana. Molti brand, che fanno della qualità del servizio (oltre che del prodotto) il proprio punto di forza, faticano infatti ad approcciare questi mercati per mancanza di competenza in loco adeguate al livello del marchio.

Problema che si aggiunge ad altri ostacoli tipici di questi Paesi: l’instabilità politica, innanzitutto, che ha ricadute sulle normative e sulla sicurezza, ma anche corruzione, svalutazione delle monete, dazi e carenza di infrastrutture. Sebbene non manchino Paesi più “avanzati” in questo senso, come il Ghana. O Paesi oggetto di importanti investimenti immobiliari e infrastrutturali, come il Camerun in vista della Coppa d’Africa nel 2019, dove alcune aziende italiane della filiera legno-arredo sono già coinvolte nella costruzione e nell’arredo di aeroporti, alberghi e opere di urbanizzazione.

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