Acquedotti, con 700 gestori diversi solo 100 milioni dai fondi Ue

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By Federdat Giugno 25, 2017 11:40 Updated

Acquedotti, con 700 gestori diversi solo 100 milioni dai fondi Ue

Servirebbero 5 miliardi per rendere efficiente e tappare le falle di una rete idrica nazionale che fa acqua da tutte le parti?
L’Italia un bacino di approvvigionamento ce l’avrebbe: sono i cosiddetti fondi Feis, il principale pilastro del Piano Juncker, concepito dalla Commissione Ue per cofinanziare la crescita, l’innovazione e le infrastrutture. Ne deteniamo il record di progetti e stanziamenti rispetto agli altri partner europei. Ma sull’acqua quelli sottoscritti o approvati sinora sono appena due. Entrambi al Nord. E per valori complessivi di 250 milioni di euro, di cui il finanziamento della Bei (la Banca europea per gli investimenti) si ferma a 120 milioni.

Il quadro degli sprechi
Secondo la fotografia scattata dall’Istat, il 40% dell’acqua che scorre lungo gli acquedotti non arriva al rubinetto. Le perdite sono del 68,8% a Potenza e del 54,6% a Palermo, del 68% a Campobasso, del 59% a Cagliari, del 52,3% a Bari (52,3). Milano ha appena il 16,7% di perdite. Seguono Aosta (24,5), Bolzano (26,5) e Genova (27,4). Ancora nel 2016, quasi il 10% delle famiglie italiane riceve erogazioni irregolari di acqua dai rubinetti. Percentuali che si fanno del 37,5% in Calabria, del 29,3% in Sicilia e di quasi il 18% in Abruzzo.
«All’Italia – ha spiegato Francesco Pareti, economista esperto in finanziamenti europei e managing director di Lubna – servirebbero 5 miliardi per ammodernare, rendere efficiente e sanare le falle della sua rete idrica. Che in parte potrebbero arrivare se i gestori – che sono complessivamente 700 lungo la penisola – presentassero dei progetti sostenibili e cantierabili nell’arco di mesi e non di anni. Un progetto Feis ha bisogno di due diligence, strutturare correttamente una domanda e renderla finanziabile. L’aggregazione – ha concluso Pareti – farvorebbe il sì della Bei, perchè permetterebbe poi di suddividere il rischio e di aumentare il merito creditizio. Spesso, invece, i gestori non sanno neanche quantificare l’insoluto sulle bollette».

Gli esempi virtuosi
Ma esempi virtuosi ci sono. Tra i progetti finanziati con fondi Feis c’è quello Metropolitana Milanese (150 milioni d’investimento finanziati dalla Bei per 70) per aggiornare ed estendere gli impianti di estrazione e di trattamento dell’acqua, della rete di distribuzione, di raccolta delle acque reflue e degli impianti di trattamento. Inoltre – ricorda la società milanese – a dicembre 2016 è stato emesso un Bond a investitori istituzionali italiani ed esteri per un importo di 100 milioni di euro, avente natura amortizing con scadenza finale nel 2035 e quotato sul mercato dell’Irish Stock Exchange di Dublino. Obiettivo, il finanziamento degli investimenti del Servizio Idrico Integrato.
Il secondo progetto idrico ad attingere ai fondi del Piano Juncker è quello presentato dalla Aimag (consorzio di servizi dell’area modenese). Il valore è di complessivi 100 milioni e, ha spiegato il direttore generale Antonio Dondi «è destinato all’ammodernamento della rete idrica integrata, in particolare le due adduttrici, i grossi tubi, che portano l’acqua dalle falde ai nodi centrali di Carpi e di Mirandola, allo scopo di ridurre ulteriormente i livelli di perdite della rete idrica modenese che oggi è al 25%. Una decina di punti sotto la media nazionale, ma possiamo migliorare ancora».
Ma il primo “esperimento” di strumenti finanziari al servizio degli investimenti idrici lo ha dispiegato il Veneto qualche anno fa. Nel 2014, dodici gestori regionali del servizio idrico, costituitisi nel consorzio Viveracqua (consorzio che rappresenta l’80% del territorio veneto), hanno emesso obbligazioni per 150 milioni di euro,sottoforma di un minibond, chiamato hydrobond, sotoscritto quasi interamente proprio dalla Banca europea per gli investimenti a favore di 728 interventi infrastrutturali, di manutenzione e adeguamento delle reti (acquedotti, fognature, depuratori), ma anche a vantaggio di economie di scala (come acquisti congiunti ed uffici comuni). L’anno scorso, è stato emesso un secondo Hydrobond, dal valore di 77 milioni.

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