Il “Made in Italy” come sinonimo dell’alta qualità del cibo nel mondo

Raffaele Perrotta
By Raffaele Perrotta maggio 29, 2017 09:17

Il cibo, al pari della cultura o della moda, è l’altro elemento che caratterizza l’Italia e la rende riconoscibile nel mondo. La dieta mediterranea ed i suoi piatti, come pasta, vini, formaggi, oli, pizza, caffè e dolci, sono celebrati ed imitati in ogni ristorante del pianeta. Per questo motivo, sempre più spesso, si parla di “Made in Italy”, dando un valore intrinseco positivo alla cosa a cui ci si riferisce.

Il termine è capace di evocare ovunque un vero e proprio brand, caratterizzato dalla qualità e dalla creatività a creare nell’immaginario collettivo un’idea ben definita del cosiddetto ‘Sistema Italia’, soprattutto associandolo al food e bevande”. Ad affermarlo è Salvatore Velotto, presidente dell’Ordine dei Tecnologi alimentari di Campania e Lazio, secondo il quale lo Stivale “è considerato la patria del mangiare bene. I prodotti alimentari, del resto, rappresentano un fattore di grosso impatto per la nostra economia. L’intero settore agroalimentare costituisce uno dei punti di forza con i prodotti che raggiungono i più svariati mercati internazionali, registrando un buon successo commerciale, e le specialità alimentari qualitativamente competitive soddisfano le aumentate aspettative di tipicità e reputazione”.

Ma le sorprese negative sono sempre dietro l’angolo. Come ci ricorda Velotto, in virtù del successo delle produzioni italiane, queste stesse “risultano oggetto di un’alta percentuale di contraffazione ed imitazione nei mercati internazionali, con un fenomeno come quello dell’agro-pirateria che ha raggiunto dimensioni economiche ingenti”.

La sfida, quindi, per i produttori italiani si sposta sul terreno della qualità. “C’è una propensione maggiore delle aziende al cambiamento ed al miglioramento”. Ha continuato il presidente regionale dell’Ordine che, dati alla mano, ha sottolineato come “negli ultimi venti anni una fetta rilevante di imprese medio-piccole del settore agro-alimentare hanno deciso di affidarsi alla qualità, legandosi ai sistemi di certificazione, soprattutto a quelli delle DOP IGP e del BIO. Anche tali certificazioni sono state il motore di una rivoluzione economica che ha trasformato “il tipico” da settore di nicchia a comparto di innovazione”.

Proprio sul comparto delle produzioni certificate l’Italia fa segnare un altro primato mondiale: “Per quelle Dop, Igp e Stg abbiamo raggiunto 814 prodotti nei comparti food e wine, di cui 13 nuove registrazioni nel corso del 2016. Mentre per le Indicazioni Geografiche, a livello globale sono stati registrati 69 nuovi prodotti nel comparto food, di cui 65 in Paesi UE e 4 in paesi extra europei, chiudendo lo scorso anno a quota 2.959”.

Raffaele Perrotta
By Raffaele Perrotta maggio 29, 2017 09:17
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