“Foodora”: la ristorazione a casa a portata di click

Federdat
By Federdat giugno 7, 2017 09:06 Updated

A Milano, e non solo, è stato praticamente impossibile non accorgersi dell’arrivo lo scorso agosto di Foodora, la startup nata a Monaco di Baviera nel 2014 che offre la delivery per ristoranti medium & high level, e in novembre di Deliveroo, compagnia valutata 140 milioni di dollari e fondata a Londra nel 2012 dall’americano William Shu: la città era (ed è) invasa da flyer con buoni sconto, pubblicità, biciclette “fucsia-Foodora” e scooter con impresso il canguro, mascotte di Deliveroo, che sfrecciano per le strade.

In realtà il fenomeno si sta affacciando oggi prepotentemente in italia, ma da un paio d’anni circa, il settore della consegna a domicilio di piatti pronti o prodotti alimentari è diventato uno delle aree di investimento più vivaci per i venture capitalist di tutto il mondo e, nonostante i notevoli investimenti di questi anni, questo mercato in fermento e sempre più competitivo è ben lontano dal punto di saturazione: il delivery market, infatti, genera un valore totale di circa 70 miliardi di dollari, di cui solo il 13% proviene dall’online.

Fino a non molto tempo fa il prospetto della cena veloce, da farsi recapitare alla porta di casa dopo essere tornati a casa dal lavoro un pò tardi era rappresentato prevalentemente dalla pizza e seppure la tradizionale Margherita sia ancora la pietanza a domicilio per antonomasia, oggi i nostri smartphone ci rassicurano che, dai noodles alle ostriche, la nostra scelta in fatto di menù on demand non è mai stata così ampia e, in cambio di un limitato costo di servizio, possiamo ricevere a seconda dell’applicazione di delivery scelta il nostro pasto tra i 30 e i 60 minuti.

Una pluralità di scelta alimentare che corrisponde all’ampiezza delle piattaforme di food delivery a disposizione degli utenti, moltiplicatesi in pochissimi anni dopo che tra 2009 e 2010 avevano fatto la propria comparsa i primi player italiani del settore, come Clicca e Mangia, Pizzabo e Bacchetteforchette.

Oggi il mercato è in fermento negli Stati Uniti così come in Europa, tanto da far parlare di una lotta per la supremazia nel settore della delivery. In Italia, dove l’home delivery ha oltrepassato il valore dei 400 milioni di euro annuali, mentre alcuni player nostrani sono stati velocemente inglobati in compagnie più grandi e multinazionali (basti ricordare l’exit della startup Pizzabo a favore del colosso tedesco dell’ecommerce Rocket Internet e l’acquisizione di Clicca e Mangia da parte di Just Eat, entrambe avvenute nel 2015), si affermano, appunto, nuovi competitor quali Foodora e Deliveroo.

Oltre la prospettiva finanziaria il fenomeno food è particolarmente interessante per due ragioni: da una parte sta dimostrando una creatività di evoluzione e implementazione di soluzioni innovative a una velocità senza precedenti e, dall’altra, si sono già consolidati peculiari modelli di business su quella che è a tutti gli effetti la risposta a un’abitudine dei consumatori tipica dell’on demand economy.

Tutti questi elementi che fanno già volare l’immaginazione verso un possibile prossimo trend nell’ecosistema del cibo 2.0: l’avvento dell’on demand cooking, una sorta di incontro tra la spesa a domicilio iper-veloce realizzabile con Amazon Now e il desiderio di ordinare piatti salutari e gourmet, l’idea è quella di tagliare un’attività consuming come quella dell’acquisto degli ingredienti per fornire solo l’essenzialità dell’esperienza della cucina, facilitata da fattori come la pre-lavorazione degli ingredienti, il loro dosaggio per evitare sprechi e la guida alle ricette.

 

Giuseppe Cozzolino

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By Federdat giugno 7, 2017 09:06 Updated
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